Monte Santa Croce

Mignano Montelungo ricorda la tragedia di Cannavinelle

 MIGNANO MONTELUNGO. “La lotta contro le morti bianche e gli incidenti sul lavoro deve essere un impegno di tutti, ancor più degli insigniti dal Presidente della Repubblica che sono stati chiamati in una missione sociale che va oltre all’onorificenza.

Le belle parole e le passerelle non servono a risolvere un problema che esiste e non può passare nell’indifferenza collettiva. Se la scuola è carente i maestri del lavoro debbono e possono sopperire a queste deficienze”.

Lo ha detto nel suo intervento Mauro Nemesio Rossi maestro del lavoro e direttore del Centro Studi Alta Formazione a Mignano Montelungo in occasione della celebrazione delle vittime di Cannavinelle nell’annuale ricorrenza della tragedia. Ieri nella centrale Enel il sindaco Roberto Campanile ha assistito alla messa solenne celebrata dal vescovo Mons. Arturo Aiello. Mai una strage di lavoratori in Italia è stata così grande dal dopoguerra in poi. In un solo colpo a causa dell’esplosione della santabarbara furono uccise 42 persone che stavano realizzando la condotta della Sme, Società Meridionale elettricità, che doveva, non solo portare l’acqua alla popolazione, ma alimentare una delle più grandi centrali idroelettriche dell’Italia del Sud.

Il grave episodio avvenne il 25 marzo del 1952 nel comune di Mignano Montelungo in località Cannavinelle. Una zona montuosa a cavallo tra la provincia di Caserta e allora di Campobasso.

 Con un decreto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto ricordare quel tragico avvenimento conferendo la stella al merito del lavoro ai gonfaloni delle regioni a cui appartenevano le vittime della tragedia. Sia il Comune di Mignano che quello di Sesto Campano, i due fronti su cui si lavorava per scavare la galleria, ricordano sistematicamente l’avvenimento.

Il dibattito che ne è seguito, dove oltre al sindaco sono intervenuti in rappresentanza del prefetto il dott. Gaetano Cupello e per il neo presidente della provincia la dott.ssa Emilia Tarantino che hanno portato i saluti dei rispettivi enti, è stato animato dalle relazioni di on. Antonio Incollingo Vice -Presidente del Consiglio Regionale Molise on. Aldo Patriciello Parlamentare Europeo, ing. Pietro Navatta Responsabile ENEL Nucleo Idroelettrico di Presenzano, dr. Tommaso Campanile del CNA Caserta e dal dr. Sebastiano Calleri Responsabile Salute e Sicurezza della C.G.I.L. Nazionale.

Sono intervenuti, inoltre, Mariella Uccella console provinciale per la Federazione Nazionale Maestri del Lavoro d’Italia il coordinatore della scuola- lavoro, Mauro Nemesio Rossi che dati alla mano, ha dimostrato i lavori realizzati da alcuni insigniti che portano nelle scuole la cultura della sicurezza sul Lavoro ed intervengono nelle commissioni dove si dibatte del problema. Va detto che il presidente nazionale del sodalizio Gianluigi Diamantini ha voluto fare arrivare il suo messaggio di congratulazione sia all’Enel che al Comune di Mignano.

 Alla fine della cerimonia sono state consegnate targhe e medaglie ricordo. Particolarmente meritata la targa ritirata dal maestro del lavoro di Isernia Rino Verrecchia presente insieme al collega Antonio Testa, perché grazie all’impegno ed all’apporto dell’insigniti del Molise che il presidente Napolitano decretò le stelle al merito. All’incontro era anche presente una delegazione dei Maestri del Lavoro di Caserta, mentre era assente il console regionale della Campania.

Da tutti è stato auspicato una maggiore sensibilizzazione nell’applicazione delle legge antifortinistiche che lo stato si è dato. Da parte sua il sindaco ha ringraziato il presidente della Repubblica che ha regalato alla Città una medaglia d’oro, che è stata consegnata dal dott. Cupello.

La sciagura di Cannavinelle servì a dare maggior sicurezza a chi lavorava negli scavi delle miniere. Il governo italiano dopo la tragedia approvò una legge molto severa la n° 320 del 20 marzo 1956 che prevedeva anche la formazione di chi era addetto agli esplosivi.Causa della scoppio della miniera, come dimostrò l’inchiesta successiva, fu proprio per una disattenzione di un lavoratore che aveva la qualifica di “fuochino”.

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