Aversa

Via Nobel, i residenti denunciano il degrado della zona

 AVERSA. Via Nobel, ovvero il degrado abita qui. E’ quanto sostengono i residenti dei condomini affacciati sull’arteria …

… che, da tempo, segnalano senza successo lo stato abbandono e degrado in cui viene tenuta la strada che collega via Gramsci a via San Michele. Una strada a scorrimento veloce, utilissima come alternativa per alleggerire il traffico diretto a nord della città o a Cesa e ai comuni atellani. Un’arteria che diventa intasatissima in orario scolastico per la presenza di decine di auto e bus addetti al trasporto degli studenti.

“La strada – dicono gli abitati di un complesso edilizio appena realizzato giusto alla metà di via Nobel – è praticamente priva di illuminazione e completamente senza marciapiedi, cosicché percorrerla a piedi è pericoloso sia di giorno sia di notte”. “Questo – continuano – malgrado su di essa affaccino non solo le nostre abitazioni ma anche la caserma della Guardia di finanza, edifici scolastici popolosissimi, alberghi, fabbriche e svariati esercizi commerciali. Presenze che rendono la strada trafficatissima sia da autovetture che vanno a grande velocità sia dai pedoni”. “Se a questo si aggiunge la presenza di rifiuti sparsi per l’intera lunghezza, quasi a disegnare un cordolo, che malgrado le nostre lagnanze –aggiungo i residenti – vengono rimossi in maniera irregolare il quadro della situazione è davvero desolante”.

Da qui la necessità di segnalare il problema agli organi istituzionali che – sostengono – sarebbero stati informati in più occasioni in maniera amichevole. “Purtroppo, tanti fra noi si interessano o fanno politica, tanti sono parenti o amici di consiglieri, – affermano i residenti – così per evitare attacchi frontali che potrebbero essere malintesi abbiamo provato a chiedere in maniera non ufficiale un intervento capace di risolvere la problematica, ma alle assicurazioni ottenute ogni volta non sono seguite i fatti”. “Di conseguenza – concludono – abbiamo deciso di interessare i media per fare arrivare le nostre voci fin dentro il palazzo dei bottoni sperando che qualcuno le raccolga. In fondo, noi abbiamo fatto la nostra parte, il voto l’abbiamo dato. Adesso tocca a loro”.

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