Italia

Santoro vince e il premier attacca: “Trasmissione inaccettabile”

Michele_SantoroROMA. L’ultima soddisfazione in ordine di tempo, Michele Santoro la riceve stamattina, quando, all’indomani della sua serata evento, “Rai per una notte”, organizzata al Paladozza di Bologna, la società Auditel gli comunica che il suo programma è stato seguito con uno share pari al 13%.

E dire che la Rai aveva tagliato fuori dal suo palinsesto il programma di quello che ormai è definito il giornalista censurato: la trasmissione, che rompe gli schemi ma che fa risultato, è stata trasmessa su Current tv, Sky, RaiNews24 (in differita) e diverse tv locali. Ma è sul web che Raiperunanotte ha segnato un record, probabilmente per l’Italia e forse non solo, con milioni di connessioni. Ma al successo di Santoro sono state mosse critiche da parte della Rai che attesta alla trasmissione evento uno share pari solo al 2,3%. Risultato che incoraggia Santoro che riguardo la sua vittoria dice: “E’ avvenuto un terremoto di proporzioni stratosferiche. Gli strumenti di rilevazione ufficiale ci dicono che è avvenuto, ma per avere contezza delle proporzioni della cosa, soprattutto sul web, c’è bisogno di tempo”. Ma oltre a quelli che hanno guardato ci sono quelli che hanno partecipato: il Paladozza gremito di 5mila persone che facevano invidia ai restanti 6mila che nonostante il biglietto sono rimasti a guardare fuori lo spettacolo, trasmesso da uno maxi schermo, in piazza Azzarita. Sembrava di essere allo stadio, Michele è accolto da un boato quando scandisce: “Vogliamo che si accendano le luci su AnnoZero” e i fari del palazzetto si accendono. Un tifo da stadio, un coro di “sì” copre e ribalta i “no” scanditi dal Popolo della Libertà a piazza San Giovanni in risposta a Silvio Berlusconi.

Protagonisti della serata sono stati: Giovanni Floris, Gad Lerner, Vauro, quelli odiati dal popolo dell´amore, accolti come paladini di una televisione libera a Bologna. Divertente per i presenti è stata la parodia di Antonio Cornacchione e lo show registrato di Roberto Benigni. Un silenzio accompagna un pezzo di Marco Travaglio. La festa per la liberazione della stampa era cominciata già fuori: sventola nel celo lo striscione che reca scritto Yes we cash: sono i precari che rivendicano il salario minimo garantito. “Rischiamo di essere la prima banca a fallire, nel silenzio e i tg dicono che la crisi non esiste”, sorride una ragazza con il pancione.

È un trionfo di colori: il coro viola che si oppone al volere del Pdl, i dipendenti della Renopass vestiti di azzurro, mentre le cassintegrate di Osma hanno il colore verde. “L´informazione è un diritto, non una merce” sono i volantini che distribuiscono i giornalisti. Due donne stendono lo striscione della “Valigia blu”: sono i 150mila che hanno chiesto al Tg1 di rettificare la notizia sul processo Mills: “Hanno detto che Berlusconi è stato assolto, e non hanno mai chiarito che è stato prosciolto per scadenza dei termini”, ricorda la donna che tiene il cartellone. Parole che non sono state risparmiate nemmeno da Santoro che ha acuito lo scontro tra Pd e Pdl. Fortemente risentito il Premier, Silvio Berlusconi, che invoca sanzioni da parte dell’Agicom parlando di “trasmissioni veramente inaccettabili, un obbrobrio incivile e barbaro che mette sotto accusa qualcuno accusato di tutto e di più senza la possibilità di difendersi”.

A rispondere c’è anche il ministro Ignazio La Russa, che, in qualità di coordinatore del Pdl dice a chi accusa il suo partito di fascismo: “Non la vedo, non mi interessa. Una cosa è certa: Santoro, ha affermato il ministro, non fa guadagnare alla sinistra nessun voto di destra. Questo non vuol dire che siano tollerabili predicazioni dell’odio che tante volte, non sempre, sono il filo conduttore delle sue trasmissioni. È questo che qualche volta ci ha allarmato: non gli argomenti, non le tesi risibili come questa”.

La contro risposta arriva da Bersani. “Santoro dimostra che la censura nei tempi moderni è inutile, è un’assurdità, può perfino essere un boomerang” ha detto a Unomattina, invitando il presidente del Consiglio ad avere “un atteggiamento meno ossessivo: non si accontenta mai, pur essendo ben piazzato nel sistema dell’informazione”. Guardando a quest’ultima il Pd con Bersani si espone in questo modo: “non siamo assolutamente a posto: ci sono pressioni indebite e non si è mai visto che in piena campagna elettorale si chiudono quattro giornali in un mese. Se al premier non piace una trasmissione può cambiare canale, come fanno tutti i cittadini. Ma non tolga agli italiani la possibilità di scegliere”.

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