Italia

La Russa sbatte fuori contestatore da conferenza stampa del Pdl

 ROMA. Un convulso finale di conferenza stampa, quello indetto da Berlusconi nella sede del Pdl di via dell’Umiltà, quando un attivista politico, Rocco Carlomagno, ha interrotto il premier.

“Si vergogni, questa è la sinistra”, ha detto il Cavaliere, che ha chiesto diverse volte ai suoi collaboratori di fare uscire l’uomo dalla sala stampa, mentre il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl Ignazio La Russa, che già in un primo momento aveva raggiunto l’uomo seduto tra i giornalisti, si è nuovamente avvicinato a Carlomagno e, dopo averlo energicamente invitato a parole a smetterla, lo ha preso per il bavero della giacca e lo ha strattonato, sotto gli occhi di telecamere e macchine fotografiche che hanno ripreso l’intera scena. A questo punto, l’uomo, che fa parte del coordinamento nazionale contro i siti di stoccaggio nucleare e del coordinamento “Aiutiamo l’Abruzzo”, ha iniziato ad accusare il premier e il governo, mentre Berlusconi lasciava la sala, visibilmente irritato. All’uscita, il contestatore è stato preso di mira dai militanti del Pdl, che manifestavano fuori dal palazzo.

Carlomagno ha poi annunciato querela nei confronti del ministro La Russa”per aggressione”. Rispondendo a chi gli chiedeva cosa fosse successo ha spiegato: “Quando La Russa si è accorto che volevo fare domande diverse da quelle preconfezionate fatte fino a quel momento ha cercato di chiudermi la bocca, è venuto subito a sedersi vicino a me per impedirmi di parlare e ha alzato le mani su di me. Il ministro La Russa mi ha dato due pugni nello sterno. Del resto lui era un picchiatore”, ha aggiunto Carlomagno intervenendo telefonicamente a una trasmissione di Radio2. “Verdini – ha raccontato poi raccontato Carlomagno – mi ha pregato di non querelare La Russa e mi ha detto ‘Facciamo che la cosa finisce qui'”.

D’altra parte, il Pdl, attraverso una nota, ha bollato Carlomagno come “una persona non nuova a simili gesti provocatori”, spiegando che “alla conferenza stampa che si è significativamente tenuta nella sede del Pdl in Via dell’Umiltà e a cui erano ammessi a partecipare i giornalisti di tutte le testate, si è introdotto indebitamente, con una palese violazione, un soggetto che ha ripetutamente dato in escandescenza e che provocatoriamente ha più volte disturbato e interrotto la conferenza stampa”. “La persona in questione – specifica la nota del Pdl – è subito risultata non essere iscritto all’Albo dei giornalisti professionisti, né essere neanche semplicemente pubblicista. All’ingresso ha fugacemente esibito, contando sulla buona fede degli addetti alla reception un tesserino tipo pass per il Senato, qualificandosi falsamente come ufficio stampa del Senato, circostanza risultata falsa”. “Nonostante ciò e nonostante fosse stato poi riconosciuto come persona non nuova a simili gesti provocatori, solo alla fine è stato invitato a fornire spiegazioni e generalità, che aveva l’obbligo di fornire stante l’arbitrario ingresso in un luogo privato – si legge ancora -. Il soggetto si è rifiutato, producendosi anzi in insulti anche verso il ministro La Russa che era intervenuto proprio per calmarlo ed evitare che durante la conferenza fosse allontanato dagli addetti alla sicurezza, cosa che avrebbe cresciuto il disturbo”.

In effetti, Carlomagno non è nuovo a questo genere di episodi: è infatti un frequentatore assiduo di conferenze stampa e manifestazioni di partito. Disturbatore di professione (L’Unità lo definisce “il Paolini della politica”), compare spesso nei dibattiti politici per porre domande irriverenti e fuori dagli schemi. Tra le sue vittime illustri Walter Veltroni, Massimo D’Alema, Luciano Violantee Marco Pannella. In una infuocata assemblea dei Radicali a Torre Argentina, con il leader radicale in sciopero della sete contro le candidature veltroniane alle politiche del 2008, Carlomagno chiese il microfono per urlare il proprio sdegno sulle liste “piene di indagati”. Pannella gli diede la parola e il contestatore si sfogò per diversi minuti, dimostrando di non volere riconsegnare il microfono. Anche un pacifista come Pannella perse la pazienza e gli urlò di smetterla.

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