Italia

Berlusconi: “Volevano uccidere me e Ghedini”

 ROMA. Volevano uccidere il premier Silvio Berlusconi ed il suo legale Niccolò Ghedini e il clima di odio sarebbe stato creato da trasmissioni come “Annozero”.

E’ questo quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche, risalenti al novembre del 2009, in cui il premier Berlusconi parla con Ginacarlo Innocenzi. Il presidente del Consiglio, impaurito, parla di un attentato che sarebbe stato progettato contro di lui: “E’ venuto fuori che volevano farmi un attentato accostando una macchina alla mia nel percorso da casa mia a Palazzo Chigi. Oggi Ghedini – continua – ha ricevuto una cosa con cinque pallottole in cui gli dicono che lo aspetta un caricatore intero, che sarà per lui, per sua moglie, per sua sorella, per suo figlio, che sanno dove va a scuola suo figlio che sanno dove va a giocare e gli hanno praticamente rovinato la vita”.

Ma il premier è convinto che a creare questo clima di odio nei suoi confronti siano state i continui attacchi da parte del leader dell’Idv Antonio Di Pietro e di conduttori come Michele Santoro: “Non si può più vedere i Di Pietro che fanno quella faccia in televisione, non si può più avere poi un pubblico di parte con quello che dice applausi e questi che approvano quando c’è una cosa che è contraria al vero e soprattutto la Rai non può accettare di non avere più canone perché la Rai con queste trasmissioni fa sì che la gente dica io non pago più il canone perché non voglio che i miei soldi siano andati a Santoro o a Floris”.

Tali intercettazioni sono al vaglio dei pm della Procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte intercettazioni che il premier avrebbe mosso verso alcune trasmissioni d’opinione. Ma, nel corso di una cena con i deputati del Pdl, Berlusconi ha sottolineato che quello che è emerso dalle intercettazioni sono affermazioni che lui stesso ha fatto anche in pubblico e, per tale motivo, ciò che sostengono i giudici sono semplicemente “accuse risibili”. Il premier, anzi, ha auspicato delle “punizioni esemplari per queste talpe che hanno permesso la fuga di notizie e la conseguente pubblicazione sui quotidiani”.

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