Campania

Rifiuti, niente stipendio: i lavoratori del consorzio bloccano Caserta

 CASERTA. I dipendenti del consorzio unico di bacino di Napoli e Caserta hanno bloccato martedì mattina viale Carlo III, all’altezza dell’incrocio per Capodrise.

La protesta riguarda la mancata retribuzione di due mensilità e sta causando da giorni il blocco della raccolta rifiuti.

“Da due mesi – afferma uno degli operai – non percepiamo gli stipendi che dovrebbe pagarci il consorzio. Abbiamo avuto un incontro tecnico in Prefettura, a Napoli, tra consorzio e le due Provincie di Caserta e Napoli e qualche esponente della Regione. Allo stato attuale non ci hanno avvisato di niente, quindi non sappiamo come è andata e nessuno si preoccupa di chiamare le organizzazioni sindacali e dirci come stanno le cose. Abbiamo chiesto un incontro in Prefettura per sapere gli sviluppi. Siamo in attesa. Sono manifestazioni che nascono spontanee: soldi non ci sono, sono tutti indebitati, e non sappiamo nemmeno come fare per mettere il piatto sulla tavola”.

 Gli stessi operai affermano di non avere problemi contrattuali, tuttavia esiste un problema legale: la riassunzione di molte persone con i profili che avevano entro il 31 dicembre 2008. Potrebbero, dunque, esserci dei licenziamenti e la protesta potrebbe inasprirsi. “Siamo 1400 persone qui in queste condizioni e circa 700 a Napoli. – continuano gli operai – Addirittura c’è qualcuno che a Napoli deve ancora avere lo stipendio da gennaio”.

Le richieste non riguardano solo gli stipendi, i lavoratori vogliono discutere sul piano provinciale per iniziare il loro passaggio dal consorzio alla provincia. Intanto, viene criticato il governo, “che dichiara finita l’emergenza rifiuti in Campania” quando invece “non abbiamo nemmeno un euro, tanto che – spiegano – nessun comune finanzia il consorzio ma anzi cercano di uscirne e non pagarci”.

Un altro lavoratore sottolinea che “sono due anni che non ci danno vestiario, vaccinazione, niente. Ci trattano come gli animali. Abbiamo molti problemi. Ci sono poche certezze per il futuro. Stanno creando confusione. Lavoriamo dalle 4 alle 11, e vogliamo i nostri soldi. Come tiriamo avanti?”.

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