Italia

Rinviate a giudizio le maestre di Rignano Flaminio

 ROMA. Rinviate a giudizio le maestre accusate degli abusi e delle violenze ai danni di 21 bambini dell’asilo nido a Rignano Flaminio.

Sotto accusa tre maestre, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, il marito di quest’ultima, Gianfranco Scancarello, e la bidella dell’istituto, Cristina Lunerti.

La decisione èdel giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Tivoli, che già il 30 ottobre scorso aveva accolto la richiesta di 19 famiglie di costituirsi parte civile. La vicenda coinvolse tutti bambini che tra il 2005 e il 2006 hanno frequentato la scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Falminio. I capi d’accusa che gravanano sulle donne sono diversi: da atti osceni in luogo pubblico, a maltrattamenti e violenza sessuale, al sequestro, allo stupro di gruppo.

I bambini prima di essere abusati sarebbe stati narcotizzati e poi portati in luogo lontano. “C’era una strega che si chiamava Patrizia, stava in un castello. Il castello era nero e ci andavamo con la macchina. La macchina era di Marisa, un’altra strega”, racconta un bambino in seguito ad un interrogatorio. “Le bidelle Cristina e Patrizia facevano i giochi brutti, bruttissimi; mi picchiavano, mi facevano le punture sul pisellino e sul sedere, facevano il gioco della sedia”, dice un maschietto che frequentava quella scuola.

Dopo l’arresto delle maestre, il 24 aprile del 2007, il 10 maggio successivo il tribunale di Tivoli annullò l’ordine di custodia cautelare in carcere con un provvedimento che eliminò le ipotesi d’accusa. Le dichiarazioni dei bambini furono definite infondate, in quanto “manipolate” dalle idee dei genitori, tanto da “assecondare le aspettative del proprio interlocutore”. Ma il “castello dell’Orrore”, il castello nero in cui bambini venivano portati esisteva davvero.

Nelle udienze successivei bambini hanno raccontato le peggiori atrocità che si potessero subire: a parlare erano piccoli la cui età variava tra i 4 e i 6 anni, che parlavano di un “gioco della patatina” o di “una bua ai bambini”.

Le indagini hanno poi confermato l’esistenza del castello nero: un casale non poco distante dalla scuola che aveva stanze che corrispondevano alla descrizione ottenuta dagli inquirenti. Quanto al materiale sequestrato nelle abitazioni degli accusati, in seguito ad analisi del Dna, sono stati riscontrati risultati positivi,anche se non si è ancora del tutto esclusa la possibile presenza di qualche video girato in seguito agli abusi avvenuti nel parco.

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