Italia

Bersani: “Priorità a crisi economica. La giustizia può aspettare”

Pier Luigi BersaniROMA. Pier Luigi Bersani inaugura il nuovo anno politicodel Pd con una discussione pubblica su temi di interesse nazionale, coem la crisi economica e sociale.

Il segretariodei democraticiesorta così a cambiare l’agenda delle riforme da attuare. Non si darebbe perciò priorità a giustizia e scuola superiore, come aveva invece chiesto il premier, Silvio Berlusconi, ma a temi che possano accorciare il divario tra politica e società. “Io non dico che una riforma di sistema della giustizia non è una priorità, ma la mia preoccupazione principale è di dare risposte al paese. In questo momento le famiglie italiane hanno il tema del lavoro dei giovani al posto numero uno”, afferma Bersani.

E nella bufera delle riforme sembra far rientrare anche quelle istituzionali che coinvolgono in prima persona il presidente del Consiglio: “Siamo disponibili alle riforme purché siano di sistema; se la destra turba le condizioni politiche invadendo il parlamento con uno tsunami di norme che sotto la veste di carattere generale hanno il solo scopo di risolvere i problemi del premier allora si prende la responsabilità di far fallire il confronto”. E lancia una sfida: Berlusconi metterà, in materia di riforme, in primo piano se stesso o la politica del paese?

Non manca, però, lo sguardo anche per quel che riguarda la scelta del candidato di centrosinistra alle prossime elezioni regionali. Ha infatti spiegato che non c’è alcun pressing su Enrico Letta, come candidato nel Lazio, in quanto non se ne presentano le condizioni. E a chi lo accusa di essere in balia dei venti senza un programma predefinito risponde che “ci si muove secondo un filo logico, per dar vita ad un centrosinistra più competitivo”. Il leader del Pd spiega che il partito potrebbe appoggiare protagonisti esterni allo stesso non escludendo la possibilità di un eventuale sostegno alla candidatura di Emma Bonino. Qualsiasi sarà il rappresentante alle regionali, il centrosinistra non vuole cedere al Pdl quelle tre regioni, che secondo le previsioni, sarebbe in grado di ottenere. “Per le regionali ci sono lavori in corso con passi significativi in alcune regioni, problemi aperti in due o tre”, afferma Bersani ricordando che “la data di presentazione delle candidature è il 20 febbraio e il risultato si vede alla fine”.

Ma le critiche non mancano. Antonio Di Pietro dice: “Se Bersani non vuole leggi ad personam faccia ritirare ai suoi il reintegro dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunità parlamentare. È vergognoso che per non dare solo al premier l’immunità la diamo a tutti. Invito l’opposizione a guardare con attenzione di quali riforme parla il premier. Al primo posto ha messo la giustizia ma non per migliorare i processi ma per l’impunità. Fare un’alleanza con l’Idv e poi ammiccare agli assassini della democrazia è inaccettabile. Non ci si può alleare solo per andare a letto il giorno prima delle elezioni”.

L’Idv lancia un ultimatum al Pd, invitando quest’ultimo ad essere chiaro sul candidato presidente sia in Lazio, Puglia ed altre regioni, avvertendo che in caso contrario si sarebbe pronti a presentare propri esponenti. “Stamattina abbiamo definito le nostre liste, il nostro programma. Noi siamo pronti a partire” commenta Di Pietro.

E chi si dice pronta è anche la stessa radicale Emma Bonino, che precisa: “Con il Pd il discorso da fare è a livello nazionale, perché noi presenteremo le liste Bonino-Pannella in tutte le Regioni e il Lazio, pur se autorevole, è una Regione italiana”. Secondo la vicepresidente del Senato, per ballare verso le regionali c’è bisogno di un partner, di una coalizione che funzioni: “Premesso che io ho fatto parte del governo Prodi con lealtà, sulle alleanze ho sempre detto che non metto veti a nessuno. Di contro, però, non mi piace essere ‘vetata’ a mia volta”. Per cui spazio anche ad un’eventuale collaborazione con Paola Binetti, esponente del Pd, poco orientata verso le convinzioni radicali della Bonino, che si dimostra non disponibile ad un ritorno sui passi laddove dovesse farsi il nome di Enrico Letta. La scelta spetta solo al Pd.

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