Italia

A Rosarno è “caccia al nero”: un altro immigrato ferito

 ROSARNO (Reggio Calabria). A Rosarno, dopo la sanguinosa giornata di venerdì, un altro immigrato è stato ferito, in modo non grave, con un fucile a pallettoni.

L’uomo, del Burkina Faso, si chiama Dabrè Moussa, di 29 anni, ed ha il permesso di soggiorno. Guarirà in quindici giorni. Moussa – secondo quanto si apprende – era in compagnia di due extracomunitari nelle campagne che circondano gli abitati di Gioia Tauro e Rosarno. Contro i tre sono stati sparati colpi di fucile da persone che erano a bordo di un’auto. Poco più tardi un’ auto con tre immigrati a bordo è stata fermata da alcune persone, sembra armate di bastoni ed altri oggetti, lungo la strada provinciale 49, a Rosarno, in contrada Capoferro: due degli stranieri sono riusciti a fuggire mentre il terzo è stato colpito da una sassata in testa. Lo straniero è stato condotto in ospedale dove è attualmente trattenuto in osservazione. Le sue condizioni non sono gravi.

Il bilancio complessivo dei feriti dall’inizio degli scontri è grave: 32 extracomunitari, 17 abitanti del posto e 19 appartenenti alle forze di polizia.

Intanto, gli immigrati sono stati allontanati. Nella notte era stato effettuato un primo trasferimento di circa 300 persone dalla ex cartiera “La Rognetta” di Rosarno verso i centri d’accoglienza di Crotone e Siderno. Il trasferimento è scattato alle 23 di venerdì tra gli applausi dei cittadini residenti nella zona. Gli extracomunitari trasferiti erano stati coinvolti nei gravi disordini verificatisi nella serata di domenica e nella mattinata di lunedì in seguito al ferimento di due di loro a colpi di carabina ad aria compressa.

A Reggio Calabria, nel frattempo, si è insediata la task force ministeriale incaricata dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di individuare le soluzioni necessarie al fine di superare la tensione tra la comunità rocarnese e gli stranieri che in centinaia vivono in città.

Dopo i 300 trasferiti nella notte tra venerdì e sabato, circa altri 300 immigrati dovrebbero lasciare l’ex Opera Sila, una delle strutture dove erano ospitati gli extracomunitari che hanno dato vita alla rivolta a Rosarno. L’intesa, secondo quanto si apprende, sarebbe stata raggiunta tra la task force inviata dal Viminale e gli stessi immigrati dopo una lunga mediazione durata diverse ore. Dei 300 stranieri, un centinaio andranno nel Centro di prima accoglienza di Crotone mentre altri 200 saranno portati in quello di Bari. Una volta avviato il trasferimento di questo nucleo di immigrati ne rimangono ancora circa 600 ospitati sia nell’ex Opera Sila, sia in un’altra struttura abbandonata in località Le Colline, a Rizziconi, sempre nell’area compresa tra Rosarno e Gioia Tauro. Con loro è in atto una mediazione affinchè si riesca, nel più breve tempo possibile, a trasferirli tutti. Un’altra mediazione, questa volta tra le forze dell’ordine e i cittadini di Rosarno, è invece in corso per arrivare alla rimozione del blocco sulla Statale 18, che gli abitanti hanno rialzato sabato mattina a poche centinaia di metri dallo stabilimento dell’ex Opera Sila per evitare che gli immigrati raggiungano l’abitato di Rosarno.

“La rivolta degli immigrati non è stata del tutto spontanea”. C’è dell’altro secondo il prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta. Anche dall’altra parte della barricata, la gente di Rosarno non è tutta rappresentata nel cosiddetto Comitato dei cittadini, “c’è anche qualcos’altro, qualcosa che sfugge al controllo”, dice il prefetto. Per questo le prossime ore saranno fondamentali per capire l’evoluzione della vicenda.

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