Caserta

“La cantata dei pastori”, Peppe Barra al Teatro Comunale

Peppe BarraCASERTA. Mercoledì 6 gennaio, per la stagione teatrale 2009/2010 del Teatro Comunale di Caserta, Peppe Barra nelle vesti dello scrivano Razzullo protagonista de “La Cantanta dei Pastori”, l’imperdibile appuntamento delle feste.

Molte sono le versioni e i rifacimenti che questa opera sacra teatrale in versi, dai risvolti comici, ha avuto nel corso degli anni; venuta alla luce verso la fine del ‘600 per mano di Andrea Perrucci che la pubblicò, nel 1698, sotto lo pseudonimo di Casimiro Ruggiero Ogone.

L’opera narra la storia di Maria e Giuseppe, impegnati in un avventuroso viaggio per Betlemme; vi figurano, inoltre, i personaggi comici di Razzullo – uno scrivano inviato in Palestina per il censimento della popolazione, popolano affetto da fame atavica e incapace di svolgere un lavoro stabile – e Sarchiapone – barbiere matto, in fuga per aver commesso due omicidi.

Negli ultimi decenni la “Cantata” è stata più volte ripresentata con molto successo, confermando la validità del disegno teatrale del Perrucci La presenza di un personaggio comico come lo scrivano Razzullo all’interno di un contesto sacro doveva servire, all’epoca in cui La cantata dei pastori fu composta, ad attirare le masse popolari e a trasmettere loro il messaggio cristiano attraverso il teatro.

Partendo da questi presupposti, l’opera, rappresentata con successo per tutto l’Ottocento, vide, nel corso degli anni, l’inserimento di altri personaggi comici e uno stravolgimento sempre più marcato dei suoi contenuti, tanto che nel 1889 le autorità decisero di vietarne la rappresentazione. Ma non ci riuscirono se non per breve tempo. Infatti La cantata ha fatto parte del repertorio di molte compagnie per tutto il Novecento e oggi arriva fino a noi, portando con sé un fascino intatto, nell’allestimento di Peppe Barra, impegnato anche come regista.
Tra scherzi e tormenti, strepitosi diavoli, saltimbanchi che sputano fuoco e vomitano fumo, sospese atmosfere d’idilliaco stupore, divertenti scontri d’indecisioni fatali. Tradizione da tradire. Per inventare, aggiungendo un nuovo tassello alla memoria di un teatro popolare che si ripete da più di trecento anni e si modifica incessantemente”.

Ne “La cantata dei pastori” si incontrano tradizione ed innovazione ; la tradizione, è quella del Natale e si esplica attraverso il carico emozionale delle voci melodiose dei protagonisti che invocano la Benedizione di Dio per salvarsi dalle insidie di fumanti diavoli decisi ad impedire la nascita del Redentore. L’innovazione è invece, prerogativa dei due personaggi principali, Razzullo, interpretato dall’irresistibile Peppe Barra, e Sarchiapone, un ex barbiere squinternato, omicida per pura distrazione, reso esilarante dalla maestria di Umberto Bellissimo. Dotati di un linguaggio moderno ed informale, i due affrontano i perigli di allora con gli espedienti dei nostri giorni, ricordandoci, forse, che in ogni tempo, gli sventurati hanno sempre le stesse problematiche, ma soprattutto divertendoci e strappando più di un applauso.

Molto suggestiva la scenografia mobile da favola, in cui un impeccabile cast si muove dando vita a meravigliose coreografie sulle bellissime musiche di Lino Cannavacciuolo eseguite dal vivo da un’orchestra di ben nove elementi.

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