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Agape fraterna con gli extracomunitari del centro “Fernandes”

 CAPUA. Nel convento della chiesa di S.Caterina, dopo l’investitura dei nuovi cavalieri del Santo Sepolcro, è stata oggi la volta di una agape fraterna con gli ospiti extracomunitari regolari del Centro Fernades di Castelvoturno, in via Domiziana.

Una delle poche realtà di aiuto per gli immigrati. Chiesa e volontariato insieme per non dimenticare quella che è passata come la strage di San Gennaro dove persero la vita sei africani. Nel centro “Fernandes” dal 1997 al 2000, sono passati ben 1500 ospiti extracomunitari e solo nel 2009, 221 tra cui maggiormente ospiti del Ghana, Togo, Nigeria e della Costa d’Avorio.

L’incontro conviviale a cura della Delegazione di Capua dei Cavalieri del Santo Sepolcro retta dal generale Ugo Grillo, ha inteso onorare il desiderio dell’arcivescovo mons. Bruno Schettino, che nel giorno del suo compleanno, 5 gennaio, e quest’anno ne compie 69, desidera più che ricevere regali per sé fare dono ai fratelli bisognosi. Così un nutrito gruppo di circa 70 ghanesi e un solo marocchino del centro, hanno trascorso una splendida giornata di comunione con l’arcivescovo e i cavalieri del Sacro Sepolcro.

Intense le parole del vescovo Schettino che ha ricordato loro di non avere paura di essere soli; ha ripetuto poi “Vi sto vicino e insieme agli altri io vi aiuto per quanto posso realizzare. Il signore è con voi e guida la vostra vita. Noi siamo esperienza di grande, ricca, spirituale umanità e insieme camminiamo senza avere paura. Il cammino è lento ma il tutto sarà in quella grande armonia di luce e di bellezza.” E ancora nella lettura di una sua poesia ai migranti: “…tu comprendi, o mio Signore, com’è duro andare altrove, per guadagnare il pane e cercare, tante volte invano, qualche lavoro”.

“Una missione, quella dei Cavalieri del Santo Sepolcro, che dopo secoli – ha commentato il reggente della delegazione capuana Ugo Grullo – si concretizza ora con attività caritatevoli e di beneficenza, azioni di solidarietà, catechesi e percorsi di fede, scambi culturali, e attenzione alle comunità cristiane della regione mediorientale”.

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