Trentola Ducenta

Caso Pedace, la ditta replica alle accuse

 TRENTOLA DUCENTA. La “Fabiana D. Costruzioni”, nella persona della sua legale rappresentante Margherita Musto, replica alle accuse avanzate da Ornella Pedace, che ha denunciato di essere stata messa in condizione di lasciare la sua abitazione.

“Nascondendosi dietro al vittimismo e alla fasulla storia di martire perseguitata dalle richieste di una società privata e dall’abbandono delle istituzioni, – afferma la Musto – è ricorsa, e non è la prima volta, al mezzo della stampa strumentalizzando una vicenda di cui lei stessa sta realizzando l’epilogo. Si vuole intenerire la cittadinanza, omettendo invece la reale situazione e solo la dimostrazione di quanta falsità si nasconde dietro un fievole appello. La società, proprietaria solo da pochi anni dell’edificazione ormai fatiscente, è stata da sempre impedita di godere del proprio bene, ostacolata con qualsiasi mezzo anche più machiavellico ideato dalla Pedace. Sono diversi anni che la Fabiana D. Costruzioni si vede impegnata a difendere la sua parte di proprietà, inerme è stata costretta fino a questa estate a lasciarla in uno stato di totale abbandono visti gli impedimenti dei coinquilini”.

“Nonostante tutto, – sottolinea la Musto – la società, comprendendo i disagi di una giovane ragazza, decise di andarle incontro offrendogli la possibilità di una temporanea collocazione, migliore e direi più salubre rispetto a dove vive, in attesa di ripristino dell’immobile, come la stessa ha affermato. Al contrario di quanto dichiarato, però, la Pedace rifiutava letteralmente ritenendo la contropartita non convenevole. La stessa rifiutava, altresì, di partecipare alle opere da eseguirsi sull’immobile ormai in rovina, impedendo così definitivamente alla società di poter disporre del proprio immobile. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà nei confronti di chi sostiene con sacrifici la quotidianità, ma oltre a non essere l’unica ciò non la autorizza a sfruttare le vicende personali in danno di altri”.

“Nelle dichiarazioni rilasciate dalla Pedace si parla di muri marci, di infiltrazioni determinate dalla rimozione della copertura, ebbene per trasparenza affermiamo che tale situazione persisteva già prima della rimozione della copertura in amianto, purtroppo ciò è determinato dalla vetustà dei luoghi e dalla totale incuria della famiglia Pedace che occupava l’immobile da oltre un ventennio e mai si è preoccupata di intervenire apportando eventuali migliorie. Infine, per quanto di nostra competenza, chiariamo la posizione della Pubblica amministrazione circa le accuse sollevate sull’iniziativa presa. L’intervento della Pubblica amministrazione mediante l’emissione della sola ordinanza per la messa in sicurezza e la rimozione delle onduline di amianto è stato solo l’inizio della vera azione che al contrario avrebbe dovuto eseguire, difatti la stessa Pa è tenuta a salvaguardare l’interesse collettivo e la precarietà dei luoghi giustificavano tale iniziativa sia nell’interesse della stessa Pedace che occupava l’immobile sottostante, che della sicurezza pubblica, perché non si dimentichi la ‘Rossella O’Hara’ dei nostri tempi che la sicurezza pubblica deve essere salvaguardata anche sacrificando l’interesse del singolo. Nonostante il loro dovere, escludiamo però che ci sia stata una totale indifferenza dell’amministrazione nei confronti delle richieste della Pedace, piuttosto crediamo che gli interventi prospettati dal Comune, letteralmente rifiutati, non corrispondevano alle irragionevoli aspettative della richiedente”.

“Vi è di più. Se tutto quanto dichiarato dalla Pedace equivalesse al vero, allora ci si domanda per quale ragione la Pedace, tanto audace e combattente per la difesa della sua proprietà, è giunta a farsi cadere le macerie addosso restando incurante fino a questo momento delle condizioni in viveva, escludiamo le difficoltà economiche, e per quale ragione la signorra Pedace avanzava delle paradossali pretese in cambio di quel immobile, privo di valore economico, che lei stessa ritiene intriso di un inestimabile valore affettivo. Queste solo alcune delle nefandezze escogitate dalla ‘piccola Pedace’ per impedire che altri oltre a lei potessero disporre della proprietà, dunque non resta che concludere chiarendogli che alcuno vuole togliergli niente, semmai si vuole salvaguardare l’incolumità sua e degli abitanti di quella casa armai ridotta a rovina, anzi invitiamo pubblicamente la Pedace a voler collaborare attivamente senza posticipare oltremodo ed inutilmente le attività ritenute necessarie, che allo stato di fatto non fanno altro che nuocere alla sua persona”.

“Quanto alla Fabiana D. Costruzioni, – conclude la Musto – dichiaro che procederà legittimamente per quanto di competenza per riprendersi quel diritto che ad oggi sembra essergli stato precluso, disporre di un bene di cui si è proprietari costituisce un pieno diritto è certamente non potrà essere impedito da dicerie di una giovane che è solo in cerca di protagonismo”.

Il caso di Ornella Pedace: “Difenderò la mia casa” di Redazione del 28/11/2009

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