Mondragone - Carinola - Falciano del Massico

Camorra, sequestrati beni per 40 milioni ad imprenditore casalese

Guardia di FinanzaMONDRAGONE. I finanzieri di Mondragone hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni, disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su proposta della Dda, ad un noto imprenditore casalese, Giuseppe Diana.

Nei confronti dell’uomo, operante nel settore della distribuzione del gas, e già in carcere, sono stati erano già stati emessi provvedimenti giurisdizionali.

Infatti, in data 22 marzo 2007, il Gip presso la Procura della Repubblica di Napoli disponeva nei confronti dello stesso la misura della custodia cautelare in carcere, in ordine ai reati di estorsione aggravata in danno di V.G., O.M. ed O.S., nonché di illecita concorrenza con minaccia o violenza aggravata perché, in concorso con S.G., compivano nella zona di Mondragone e limitrofe atti finalizzati ad instaurare un regime monopolistico del settore commerciale della distribuzione del gas.

Il 29 ottobre 2007, sempre il Gip di Napoli ordinava l’irrogazione nei confronti del citato imprenditore della custodia inframuraria per essersi reso responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, commessa sempre in Mondragone e zone limitrofe fino al 2005. In particolare, veniva contestato a Diana il ruolo da questo ricoperto quale percettore di tangenti per conto del clan La Torre versate mensilmente dalla Eco4 S.p.A. alla comprovata partecipazione, le condotte di concorrenza violenta realizzata avvalendosi della forza di intimidazione promanante dal gruppo criminale di zona, l’aver svolto attività di protezione in favore dei soggetti assunti presso la Eco4 su imposizione o, comunque, tramite l’intervento di soggetti legati al clan, l’ausilio offerto alla citata società al fine di consentirle l’ottenimento della certificazione antimafia, il contributo consapevole fornito allo sviluppo di un’ulteriore azione estorsiva posta in essere dal clan La Torre ai danni di O.M., nonché la circostanza che egli avesse consentito di utilizzare i locali di un’impresa nella sua disponibilità quale luogo di ricovero dei latitanti F.G. e C.E. e di aver consentito l’occultamento delle armi in uso a questi, come acclarato dalla polizia giudiziaria che, proprio in quel luogo, traeva in arresto i due e vi rinveniva anche numerose armi da fuoco.

In data 8 gennaio 2008, Diana veniva colpito da un’ulteriore ordinanza, con cui il Gip di Napoli applicava nei confronti dello stesso la misura degli arresti domiciliari in ordine ai delitti di estorsione continuata perché, in concorso con esponenti del clan camorristico La Torre, al fine di agevolare detta compagine criminale, costringeva L.A. e L.L. al versamento periodico di una tangente. Inoltre, l’imprenditore si rendeva responsabile di tentata estorsione aggravata perché, con minaccia metodologicamente mafiosa, cercava di costringere O.M., amministratore di fatto della Eco4, a versare periodicamente del denaro destinato inizialmente a pagare tangenti al clan dei “Muzzoni”, operante nella limitrofa area di Sessa Aurunca.

Lo stesso Gip, in data 28 gennaio 2008, disponeva nei confronti di Diana un’ulteriore misura degli arresti domiciliari in riferimento al delitto di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico, operato mediante il sistematico riciclaggio dei proventi di attività illecite e la messa a disposizione delle proprie strutture aziendali. Nel marzo 2008, per i fatti di cui sopra, veniva disposto il rinvio a giudizio di Fiana ed il 23 marzo 2009 il Gup di Napoli dichiarava lo stesso colpevole dei reati ascrittogli, condannandolo alla pena di anni cinque di reclusione.

Il successivo mese di luglio 2008, il Gip presso la Procura della Repubblica di Roma applicava nei confronti di Diana la custodia cautelare in carcere per concorso in tentativo di riciclaggio aggravato, in ordine alla nota vicenda relativa al finanziamento offerto alla società calcistica Lazio S.p.A., provvedimento questo prima annullato dal Giudice del Riesame del Tribunale di Roma e poi confermato dalla Corte di Cassazione.

Il 14 settembre 2009, il Gip di Napoli applicava nei confronti di Diana la misura della custodia in carcere in ordine al delitto di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo camorristico aggravata e corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, ordinando il sequestro preventivo dei beni riferibili al predetto, successivamente dissequestrati per ordine del Tribunale del Riesame.

Da ultimo, in ossequio alle precipue finalità di prevenzione dettate dal legislatore antimafia, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, a seguito dell’analisi della documentazione prodotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, ha ritenuto sussistere in capo a Diana sufficienti indizi di appartenenza a contesti malavitosi associativi, tuttora attivi e pericolosi, disponendo nuovamente il sequestro, in danno del medesimo, di 36 terreni, 8 fabbricati, 1 locale adibito a negozio, 1 immobile in costruzione, 6 società a responsabilità limitata operanti nel settore della commercializzazione del gas, comprendendo la totalità delle quote, del complesso aziendale e del patrimonio, la totalità delle quote, capitali e beni di una società con sede in Salerno, disponibilità finanziare, 10 conti correnti, nonché autovetture di grossa cilindrata.

Le regioni interessate all’esecuzione del provvedimento sono la Campania (province di Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento), il Lazio (province di Roma, Latina e Frosinone), la Calabria (provincia di Cosenza ) ed il Molise (provincia di Isernia).

L’attività di polizia giudiziaria, avviata a partire dal 16 novembre scorso e conclusa in questi giorni, è stata curata dalla Tenenza di Mondragone, la quale ha assicurato l’assistenza all’amministratore dei beni sequestrati nominato dal Tribunale ed ai competenti ufficiali giudiziari, con l’impiego di oltre 20 pattuglie.

Il valore complessivo stimato dei beni sottoposti a sequestro ammonta a circa 40 milioni di euro.

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