Italia

Maroni, oscurare siti web che incitano alla violenza

Roberto Maroni ROMA. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato due proposte, che giovedì arriveranno sul tavolo del governo, mirate ad inasprire le contestazioni violente e le istigazioni a delinquere sul web.

Iniziative che nascono alla luce della proliferazione sui social network, in particolare su Facebook, di gruppi che inneggiano all’aggressione subita dal premier Berlusconi, incitando anche alla violenza nei suoi confronti.

“Stiamo valutando ogni possibile iniziativa legislativa per procedere all’oscuramento di quei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere, con effetti che tutti, purtroppo, abbiamo visto”, ha detto Maroni. Un lavoro non facile, ammette il ministro, perché va ad incidere sulla libertà personale dei cittadini e sul diritto alla privacy: “Finora i tentativi in sede parlamentare di introdurre nel nostro ordinamento norme efficaci in tal senso, hanno dovuto segnare il passo rispetto alle difficoltà di individuare interventi mirati a oscurare solo i gruppi che pubblicano messaggi violenti, senza coinvolgere la generalità degli utenti del social network che usano la Rete per fini assolutamente leciti”. Ecco, quindi, la necessità di individuare, assieme alla polizia postale e ai responsabili del social network, “soluzioni idonee e compatibili con tali esigenze”.

“EQUILIBRIO TRA LIBERTA’ DI PENSIERO E DI CRITICA”. Maroni sottolinea che si tratta di “misure urgenti” e dunque è ipotizzabile che il governo intenda presentare un decreto. Sono anche misure che riguardano un terreno scivoloso: “Non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorché in luoghi pubblici”. Secondo il ministro è necessario “trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica”. La Russa ha spiegato che non pensa a una norma speciale, ma che intende “colpire l’intento organizzato di chi vuole impedire di parlare. Una norma c’è già e va attualizzata”. Estendendola, a suo avviso, quantomeno alle elezioni amministrative, visto che al momento è relativa solo alle politiche, e magari a tutto l’anno.

OPPOSIZIONE: “NO A CENSURA”. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, durante la discussione nell’Aula della Camera, ha ritenuto che “sarebbe sbagliatissimo”e “ancora più sbagliata sarebbe la censura sui giornali”. “Dobbiamo tenere alta la guardia: internet è un terreno pericolosissimo, ma io richiamo tutti alla prudenza”. Casini dice no a dispositivi di legge che limitino la libertà di manifestazione del pensiero: “Dobbiamo andare fino in fondo, ma guardiamo agli Stati Uniti dove Obama riceve intimidazioni inaccettabili su internet, ma a nessuno è venuto in mente di censurare la Rete. Guai a rispondere con provvedimenti illiberali a sfide che richiedono la tolleranza zero”. Il deputato radicale del gruppo Pd, Marco Beltrandi, in un’interrogazione parlamentare ricorda: “Ci sfugge il merito e l’urgenza del provvedimento. Ricordiamo che Internet non è un far west e le leggi di apologia di reato valgono già sulla Rete, tanto che la Procura di Roma ha annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi su Facebook dopo l’aggressione nei confronti del premier. Auspichiamo che il governo non ceda a tentazioni da Stato di polizia. Il Parlamento, tra l’altro, ha già deliberato pochi mesi fa su una proposte simile, contenuta in un emendamento del senatore D’Alia, esprimendosi in modo nettamente contrario, con un voto condiviso da gran parte della maggioranza”. Per il deputato Pd Sandro Gozi “si tratta di tentativi mirati a imbavagliare la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla Costituzione”. Mentre il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli invita Maroni, “a guardare bene in casa sua e ai tanti messaggi razzisti e xenofobi che circolano sul web”.

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