Esteri

Polonia, rubata l’insegna del lager di Auschwitz

Campo di concentramento AuscwitzCRACOVIA. L’insegna del campo di concentramento di Auschwitz non c’è più.

Il cartello metallico di ferro battuto, realizzato dai prigionieri del campo di sterminio nel 1940, recante la scritta “Il lavoro rende liberi”, è stato rubato la scorsa notte tra le 4 e le 5 da ignoti. I colpevoli dell’atto vandalico, definito dalle autorità “deplorevole”, non sono stati ancora identificati, ma, secondo quanto definisce la polizia polacca, si tratta di professionisti: i ladri hanno reciso il filo spinato che costeggiava la rete, strappando il cartello da un lato e slegandolo dall’altro, mostrando di essere a conoscenza delle telecamere di sorveglianza.

Chiunque lo abbia fatto sapeva cosa stava rubando, ne conosceva il valore storico per la comunità mondiale. Il campo di notte è sorvegliato da sistemi di sorveglianza e vigilanza continua. Attualmente il vuoto è stato colmato con una copia dell’insegna, esposta qualche anno fa in occasione del restauro del cancello del campo. La polizia ha aperto un’inchiesta contro ignoti, mentre la prefettura si dice convita a voler prendere i responsabili del furto.

L’atto non ha precedenti: è il primo caso di furto di questo genere in quello che è considerato il simbolo dell’Olocausto. Il campo è stato lo scenario dello sterminio di un milione di ebrei che qui persero la vita sfruttati duramente in uno stabilimento chimico. Costituito di camere a gas e baracche, è diventato un museo di importanza mondiale visitato da milioni di turisti, quasi fosse come un luogo di pellegrinaggio. La memoria non deve essere cancellata e ricordando le parole di Primo Levi che visse sulla sua pelle quella realtà, essa serve all’uomo per non dimenticare e per far si che guardandosi indietro si possa non ricommettere lo stesso errore. Il lager fu liberato solo il 27 gennaio del 1945, e da allora in questo giorno, in tutto il mondo occidentale viene ricordata la pesante tragedia.

Il direttore del museo dell’Olocausto a Gerusalemme, Avner Shalev, ha definito il furto una “dichiarazione di guerra”. “Non sappiamo l’identità dei responsabili, ma presumo si tratti di neonazisti”, ha continuato, fiducioso che il governo polacco farà tutto il possibile per rintracciarli e assicurarli alla giustizia.

Non a caso il governo tedesco, proprio ieri, ha fatto sapere di essere pronto ad una donazione di 60 milioni di euro per la manutenzione dell’ex teatro degli orrori, una cifra che rappresenta solo metà del denaro necessario a preservare e a conservare in memoria quel luogo che rimane un pezzo di storia. Quanto alla donazione, questa è stata definita enorme, anche se apprezzabile e forse da esempio per gli altri paesi che possano contribuire con fondi concreti. È un luogo che appartiene al mondo e alla storia di tutti.

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