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Camorra: arrestato Brusciano, fedelissimo di Setola

Gabriele BruscianoNAPOLI. Gabriele Brusciano, detto “Massimo”, 31 anni, di Napoli, è stato arrestato nella serata del 2 dicembre dalla squadra mobile di Caserta diretta dal vicequestore Rodolfo Ruperti.

L’accusa di associazione a delinquere aggravata dalla partecipazione alla fazione Bidognetti del clan dei casalesi, e in particolare all’ala stragista guidata dal boss Giuseppe Setola. Dalle indagini è emerso il suo ruolo fiduciario nell’ambito del gruppo sin dall’inizio della latitanza di Setola e dall’avvio della strategia terroristica attuata dal boss nella seconda metà del 2008. Brusciano, infatti, secondo gli inquirenti, aveva fornito un fondamentale supporto logistico alla frangia di Setola, provvedendo ad individuare alcuni dei covi dove il boss e gli altri latitanti (Giovanni Letizia, Alessandro Cirillo e Oreste Spagnuolo) avevano trovato rifugio, a procurare autovetture e moto utilizzate per omicidi e attentati intimidatori, procurando il munizionamento per le armi impiegate – ad esempio i proiettili calibro 7×62 rinvenuti sui luoghi delle stragi del 18 agosto e del 19 settembre 2008, esplosi dai micidiali mitragliatori kalashnikov imbracciati dai killer e da Setola in persona.

Il ruolo fiduciario svolto da Brusciano, sottolineano gli investigatori, è confermato sopratutto dalla circostanza che egli faceva da autista o staffetta nei vari spostamenti di Setola, in alcuni casi era l’unico a conoscere l’ubicazione dei covi, e provvedeva a mantenere i contatti tra i vari componenti del gruppo di fuoco e gli affiliati del clan Bidognetti attraverso i “pizzini” in cui erano riportati gli “ordini” del latitante. L’affidabilità di Brusciano, insospettabile imprenditore, socio insieme al fratello Luigi di un’avviata impresa, la “Sider Legno” con sede a Napoli, titolare di un porto di armi, è dimostrata dalla circostanza che la sua affiliazione al clan dei casalesi ed alla frangia setola – da cui percepiva un regolare “stipendio” – era stata mantenuta segreta dallo stesso boss anche nei confronti dei componenti del gruppo di fuoco che, come testimoniato dal collaboratore di giustizia Oreste Spagnuolo, erano convinti che l’uomo si limitasse a fornire piccoli ed occasionali favori al clan.

Giuseppe SetolaSetola, come emerso dalle indagini della mobile casertana, per garantirsi la libertà durante il lungo periodo di latitanza (tra l’aprile del 2008, data della sua evasione, ed il gennaio 2009, quando veniva arrestato a Mignano Montelungo) aveva fatto affidamento su due insospettabili: lo stesso Brusciano e il giovane Salvatore Santoro, detto “Salvaturiello”, 22 anni, arrestato il 24 ottobre 2008 per associazione di stampo mafioso in relazione al suo favoreggiamento della latitanza di Setola che aveva ospitato in una abitazione nelle disponibilità della sua famiglia.

Brusciano era già stato arrestato nell’ottobre del 2008, ma il tribunale del Riesame aveva annullato la successiva ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’ufficio gip in sede di convalida, ritenendo insufficienti gli elementi indiziari raccolti a suo carico. Gli investigatori, recentemente, hanno fornito ulteriori decisivi elementi che hanno portato all’emissione del nuovo provvedimento restrittivo, in particolare sono stati individuati alcuni veicoli utilizzati dal gruppo di fuoco forniti da Brusciano, che ne aveva la disponibilità attraverso delle “teste di legno”. In particolare, sono state ricostruite le vicende di una moto che Brusciano aveva acquistato tramite un prestanome, utilizzata in alcuni agguati e poi sequestrata in uno dei covi dove furono arrestati il 30 settembre 2008 i latitanti Cirillo, Spagnuolo e Letizia.

da sin. Cirillo, Spagnuolo e LetiziaLe risultanze investigative sono state suffragate dalle dichiarazioni di alcuni importanti collaboratori di giustizia che hanno rivelato la storica contiguità al clan Bidognetti di alcuni componenti della famiglia Brusciano e del loro ruolo nel riciclaggio dei proventi delle attività illecite del clan che venivano investiti nella costituzione di imprese fittizie attraverso le quali venivano realizzate truffe che procuravano ulteriori ingenti guadagni all’organizzazione camorrista.

Anche nei confronti di Brusciano è stata contestata l’aggravante di avere commesso il fatto con finalità di terrorismo, per l’uso indiscriminato della violenza praticato dal gruppo Setola al fine incutere terrore e panico nella collettività e riaffermare prepotentemente la propria criminale autorità sul territorio.

da Tv Luna 2

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