Aversa

Istituto “San Paolo”, inaugurazione anno accademico

il vescovo Mario MilanoAVERSA. Presso il Salone delle Conferenze del Pime, per l’occasione trasformato in Aula Magna dell’Istituto Superiore Scienze Religiose San Paolo di Aversa, si è svolta l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2009-2010.

Alla presenza del Vescovo Mario Milano, professori e studenti hanno ascoltato una dotta prolusione sul tema: ”Le Prime Comunità Cristiane: Missione e Trasformazione Sociale”, tenuta dal prof. Alessandro Sacchi, del Pime di Monza, in qualità di docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Università del Sacro Cuore di Milano. Dopo la celebrazione dei vespri in memoria di San Giovanni della Croce, la serata è stata aperta da un breve saluto dell’Arcivescovo Milano, il quale ha elogiato l’azione benefica dell’Istituto, fucina di talenti che, forti del dono della sapienza, vanno alla ricerca della verità, qualificando l’Istituto come un centro di spiritualità dove scienza e coscienza fortificano l’uomo.

In una congiuntura storica dominata dalla rilassatezza dei costumi e dall’indifferenza, l’Istituto favorisce la corresponsabilità dei fedeli laici nella vita della Chiesa, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, che in sede di Chiesa locale aversana ha trovato una sua ulteriore conferma nel recente Sinodo Diocesano, cui l’Istituto ha dato un sensibile contributo di partecipazione convinta. Quindi ha preso la parola il direttore Monsignor Fernando Angelino, che da oltre 23 anni guida docenti e studenti come una sola famiglia.

Ottenendo il collegamento alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, l’Istituto è stato più facilmente all’altezza delle sfide dei tempi moderni, dal momento che ha ulteriormente incrementato la sua specificità formativa in vista della nuova evangelizzazione. Infatti, ha osservato don Fernando, “il Cristianesimo continua ad entrare nel mondo moderno con il mandato universale della propagazione della fede, che, attraverso la missione, penetra nei più sperduti angoli del mondo portando il bene, il progresso, la civiltà nel segno dell’amore per il prossimo”.

Poiché la fede è cultura, la sua doverosa trasmissione ci fa incontrare le altre religioni, permettendo l’integrazione e il rinnovamento, in quanto l’inculturazione del messaggio cristiano, come ci hanno insegnato San Paolo prima e San Tommaso poi, è occasione provvida per rafforzare il credo di un uomo, che deve sì essere sempre riscoperto ma deve pure avere per fermo che “la vera cultura non può fare a meno della religione, così come la fede non può esprimersi appieno senza la carità”. Non a caso si dice che: ”Deus charitas est”.

E’ stata quindi la volta del professor Sacchi, autore di un libro su “La Bibbia, un percorso di liberazione”, il quale, rifacendosi al messaggio biblico, ritenuto tutt’ora utile per scoprire come sia ancora possibile la valorizzazione, la crescita e la trasformazione della persona umana, grazie alla novità del Vangelo, ha illustrato il contributo specifico dei missionari. Partendo dagli albori del Cristianesimo, il relatore ha citato le sette lettere autentiche di San Paolo per sottolineare che le prime comunità cristiane intervenivano nei processi sociali e politici, intrattenendo rapporti con le autorità.

Al fine di superare le reciproche differenze e abbattere le barriere che li separavano, i cristiani della prima ora affermavano che gli uomini sono tutti uguali per Cristo, per cui non esistevano più giudei e gentili, liberi e schiavi ma soltanto “fratelli” sottomessi a Dio. In questo modo nelle comunità non più soggette alla distinzione fra uomini e donne che si unificavano nella partecipazione, ognuno poteva pregare e profetizzare. Inoltre, praticando la comunione dei beni, la collettività diventava unica anche perché acquistava il carisma del parlare la stessa lingua: un dono dello spirito che alimenta la comunione pur nel rispetto delle diversità, che sono possibili soltanto in funzione dell’unità e della pratica del bene comune.

Questa è, altresì, la via migliore per la realizzazione della democrazia, dove profeti e dottori hanno il dovere di lavorare per attuare la collegialità delle decisioni, al fine di migliorare la qualità della vita. Insomma, Sacchi ha invitato tutti a riflettere per muoversi ancora oggi nella società, seguendo le modalità con cui agivano i cristiani dei primordi: essi, infatti, non facevano rivendicazioni ma, muovendosi all’interno delle comunità, sviluppavano un loro peculiare modo di essere, che alla lunga avrebbe modificato la preesistente società, migliorandola con la forza luminosa dell’esempio, che, alimentandosi della fede, porta tutti gli uomini di buona volontà alla carità e quindi a Dio.

La manifestazione si è conclusa con il passaggio del testimone della direzione da don Fernando Angelino, definito dal Vescovo “cofondatore” dell’Istituto di Scienze Religiose San Paolo al neodirettore professor don Emilio Nappa, che ha ricevuto da Monsignor Milano la nomina conferitagli dal cardinale Crescenzio Sepe.

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