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Sequestrati beni per 120 milioni di euro ai Casalesi e Belforte

Francesco BidognettiSalvatore BelforteMARCIANISE. Gli agenti delcentro operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli hanno eseguito tre decreti di sequestro di beni riconducibili a personaggi di primo piano della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi e del clanBelforte di Marcianise.

I beni sono risultati intestati a 19 soggetti, fra prestanomi e terzi intestatari, reimpiegati in attività imprenditoriali, immobiliari e finanziarie per un valore complessivo stimato in circa 120 milioni di euro, di cui oltre 2 milioni di euro in contanti o titoli al portatore.

CLAN BELFORTE. Il provvedimento ha colpito gli interessi economici del clan Belforte, alias “Mazzacane”, un clan egemone non solo sul territorio di Marcianisema anche dicomuni limitrofi, come Maddaloni) avendo vinto la faida con la famiglia dei Piccolo, alias “Quaqquaroni”. In particolare, Salvatore Belforte, fratello del capo clan Domenico, è sempre stato considerato il braccio armato dell’organizzazione, un vero e proprio killer, violento ed impulsivo, capace di intrattenere rapporti con alcuni esponenti di clan dell’aversano in lotta con i casalesi per accentuarne lo scontro.

IL “PRESTANOME” TARTAGLIONE. Le attività investigative condotte dalla Dia hanno consentito di appurare che l’imprenditore Salvatore Tartaglione, soprannominato “’O Sergente”, incensurato, era parte integrante del clan Belforte, tanto da essere il principale referente per il settore degli interessi economici, figurando da prestanome per investimenti di varia natura per conto del clan. In cambio, Tartaglione aveva ottenuto la protezione per non essere ostacolato da altri sodalizi criminali come evidenziato dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Pettrone secondo il quale nel momento in cui i Perreca-Piccolo avevano tentato azioni estorsive nei confronti del Tartaglione, il clan Belforte aveva reagito bloccando per rappresaglia le attività dei cantieri riconducibili al clan Piccolo, presenti sul territorio. A prova dell’organicità di Tartaglione, l’analisi dei flussi finanziari e degli incrementi economici realizzati, che ha permesso di acclarare che questi realizzasse un significativo e consistente incremento patrimoniale proprio in epoca prossima al consolidamento di rapporti affaristici con Salvatore Belforte ed all’instaurarsi del loro legame “professionale”.

Gli accertamenti di natura patrimoniale hanno comprovato come il clan Belforte reimpiegasse i proventi di attività criminose in acquisti di beni immobili e di attività commerciali, attribuendo fittiziamente i beni al prestanome Salvatore Tartaglione ed ai suoi familiari per non apparire titolare in proprio e per non correre il rischio di sequestri e di successive confische ad opera dell’autorià giudiziaria, cercando così di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale. Tra queste attivitàvi sonooltre 80 immobili tra cui interi stabili con decine di appartamenti tra cui l’intero gruppo di stabili sito in Capodrise “Parco Irene 2” consistente in 34 appartamenti, 6 negozi, 13 garage; una villa faraonica sita in Caserta Frazione Vaccheria, Parco delle Vacche, costituita da tre livelli, con ampio parco di circa 3.500 metri quadri e piscina. Una villaacquistata da Tartaglione ad una asta pubblica.

BENI SEQUESTRATI AI BELFORTE. Tra i beni sottoposti a sequestro vi è una villa faraonica con parco e piscina di oltre 4mila metri quadrisita in località Vaccheria, zona panoramica di Caserta, un’altra villa in costruzione di oltre 2mila metri quadri, a Porto San Paolo, in Sardegna, 39 appartamenti, 43 garage, 17 società, 52 rapporti finanziari e danaro contante per oltre 2 milionidi euro.

CLAN BIDOGNETTI. Per quanto riguarda il clan Bidognetti, l’operatività del gruppo, facente capo a Francesco Bidognetti,alias “Cicciotto’e mezzanotte”, ed ai suoi più stretti congiunti, quali i figli Aniello e Raffaele, dedito ad attività estorsive ai danni di imprenditori e commercianti, al traffico di sostanze stupefacenti, è sancita già nei primi provvedimenti giudiziari che si occupano della criminalità casertana. Nei citati atti giudiziari vennero ricostruite le attività delinquenziali del gruppo di Bidognetti e le dinamiche interne, descrivendo l’ascesa di Domenico Bidognetti (oggi collaboratore di giustizia), cugino di Francesco, e dei figli Aniello e Raffaele, che avevano assunto il comando del gruppo, durante il lungo periodo di carcerazione del congiunto, soffermandosi anche sulla guerra intestina che da ciò era scaturita verso la metà degli anni ’90 tra gli stessi, i quali potevano contare sull’appoggio di affiliati fedelissimi come Giuseppe Setola e Giuseppe Dell’Aversano, detto “il Diavolo”, e Salvatore Cantiello, Pasquale Apicella, stretti collaboratori di Francesco Bidognetti, che ritenevano di essere più legittimati a sostituire il capo, i quali erano coadiuvati dai fratelli Luigi ed Alfonso Diana e dalla famiglia Tavoletta di Villa Literno.

IL RUOLO DI LUIGI TAMBURRINO. Il sequestro operato dal personale della Dia ha interessato Luigi Tamburrino, cugino di Raffaele Bidognetti, tratto in arresto il 25 gennaio 2008per concorso in estorsione aggravata.Tra i destinatari di tale provvedimento figura, oltre a Raffaele Bidognetti, 58 anni, anche il latitante Michele Zagaria. Tra i compiti di Tamburrino si trova anche quello di convocare gli imprenditori da sottoporre ad estorsione al cospetto del capoclan o del suo reggente, Luigi Guida, alias “’O Drink”, dopo l’arresto di Francesco Bidognetti. Tra i beni sequestrati vi è la concessionaria Honda sita a Parete (Caserta), in via Vittorio Emanuele 230, con all’interno oltre 70 motociclette di grossa cilindrata della casa giapponese. La concessionaria “Tamburrino Motors” risulta essere, per volume di affari e numero di vendite, la prima concessionaria di motoveicoli Honda in Campania. Inoltre, di fianco alla Tamburrino Motors, è stata sequestrata la concessionaria di autovetture “D’Alessio Luigi” operante con insegna “Autoccasioni Tamburrino di D’Alessio Luigi” al cui interno sono state sequestrate circa 50 autovetture di grossa cilindrata di varie marche automobilistiche.

Michele ZagariaCOINVOLTO ANCHE IL LATITANTE MICHELE ZAGARIA. Altro provvedimento di sequestro beni ha colpito Antonio Santamaria, quale associato al gruppo camorristico dei Zagaria. Infatti, dalle indagini poste in essere dalla Dia è emerso che anche questi è parte integrante dell’associazione di tipo mafioso in questione, della quale condivide da tempo gli scopi, la strategia e l’azione, assolvendo a compiti prettamente esecutivi. La continuità e la frequenza dei rapporti da lui intrattenuti con gli altri membri del clan – segnatamente Salvatore Nobis e Biagio Ianuario – sono stati ampiamente documentati da vari controlli sul territorio, nonché da numerosi contatti telefonici intercorsi con altri coindagati. Su tali spunti – che attengono a situazioni di contorno, non decisive, ma che ritraggono un quadro di grave sospetto – si calano molteplici elementi di prova che documentano in maniera quanto mai nitida la responsabilità di Santamaria sia per il reato associativo, sia per altre condotte illecite che promanano direttamente dal primo.

L’operazione segue quella di ieri, operata dai carabinieri del comando provinciale di Caserta, che hanno sequestrato beni per un valore di 50 milioni di euro all’altro clan casertano Farina-Micillo di Maddaloni, al quale erano legati anche esponenti degli stessi clan dei Casalesi e dei Belforte.

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