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Palazzo Casapesenna a Tortora: Cirillo propone un gemellaggio

Palazzo Casapesenna a TortoraCASAPESENNA. Non tutti sanno che in un centro calabresevi è un palazzo che prende il nome appuntoda Casapesenna.

Ecco perché invita e propone al Forum dei giovani di Casapesenna di cui è presidente il giovane Dario Amato di voler valutare insieme un gemellaggio e instaurare forme di collaborazione e di interscambio culturale con il comune calabrese di Tortora in provincia di Cosenza; per favorire una più ampia conoscenza dei siti archeologici, e della storia del Palazzo Casapesenna oggi sede di un importante Museo Archeologico. Penso che gemellare i due enti sarebbe un’ottima possibilità per i giovani di intraprendere e consolidare nuovi rapporti di amicizie.

Per Pasquale Cirillo, coordinatore di un nascente “Circolo giovanile ambientale” è la migliore occasione per “un primo incontro, per uno scambio di opinioni e per promuovere un eventuale gemellaggio culturale tra le due cittadine”. “E’ ormai diffusa la consapevolezza, – continua Cirillo – che la promozione turistica trovi momento di forte incisività in una politica di sinergie istituzionali, att e a incrementare e sviluppare il turismo culturale giovanile. Tortora è una bella cittadina di cinquemilaottocento abitanti, è bagnata dal mar tirreno e fa parte del parco del Pollino. Tortora è uno di primi paesi della riviera dei cedri, il centro storico si trova a circa sette chilometri dal mare.Qui si arriva dopo aver lasciato Maratea, ultima bellissima cittadina lucana, che vanta una solida tradizione artigiana nella produzione di ceste e canestri. Il giro nel centro storico di Tortora è scandito da tappe che alternano la visita delle botteghe artigiane a quella dei palazzi signorili e delle chiese. Ci sono ancora infatti produttori di manufatti in legno, metallo e ceramica. E non mancano antiche chiesette e bei palazzi. Inevitabile una sosta alla chiesa del Purgatorio, del XII secolo, la più antica del paese. Da vedere anche Palazzo Lo Monaco, nel cuore del rione Julitta, con il suo portale settecentesco, e la chiesa seicentesca dell’Annunziata. Ma la tappa più importante è quella per visitare la cellula museale di Palazzo di Casapesenna con i corredi funebri di più di 90 tombe, vasellame e monili in bronzo, ferro e ambra.Il primo nucleo urbano, fondato dai profughi di Blanda, sorse sullo sperone roccioso dei Julitta. Nel XIII secolo fu feudo dei “de Grisone”; in seguito appartenne ai Loria, ai Martirano, ai Ravaschieri. Nel 1695 troviamo come proprietario tale Don Diego Vitale che ne protrae il dominio, nonostante alterne vicende tra i Baroni e la Camera Regia, fino al 1707 quando il suo nome riappare con il titolo di feudatario. La dinastia dei Vitale continuò per tutto il secolo fino a Don Alessandro che nel 1821 lasciò erede universale la giovane e piacente consorte Donna Carmela Bonito. Dopo tre anni la vedova sposò Don Ferdinando de Vargas Machuca, conte di Porto e principe di Casapesenna. Numerose furono in seguito le liti e i contenziosi tra il Comune e i feudatari. Nel 1928 fu aggregata al nuovo comune di Praia a Mare dal quale riacquistò l’autonomia nel 1937. In certi aspetti la storia di questo paese sembra simile alla nostra, avendo avuto anche gli stessi feudatari, che poi hanno dato il nome al ‘Palazzo Casapesenna’. Risalgono agli ultimi trent’anni gli insediamenti sulla zona costiera che hanno dato vita a un rinomato centro turistico e balneare. Negli ultimi anni il ‘catalogo’ dei beni culturali di Tortora è stato incredibilmente arricchito dai reperti provenienti dalle diverse campagne di scavi archeologici sul colle del Palécastro, sul terrazzo del Rosaneto e in altre località. I reperti, molti dei quali risalenti al paleolitico sono ora conservati nella mostra permanente ‘Archeologia per Tortora: Frammenti del passato’ di Palazzo Casapesenna nel centro storico dove possono essere agevolmente visitati.

“Credo – conclude Cirillo – che alla base di un’eventuale gemellaggio con Tortora c’è nei giovani non solo un bisogno di incontrarsi con altre comunità per scambi di conoscenze ed esperienze, ma anche l’ansiosa ricerca delle proprie radici e pure un sottinteso desiderio di affermarsi come una precisa entità, come una cultura nuova e viva, che vuole emerge e confrontarsi, con altre di possibili comuni ascendenze. Inoltre a breve intende con Angelo Ardente, Paolo Scuotto e Angelo Piccolo, altri promotori del gruppo, di recarsi a Tortora per una prima visita e per iniziare una serie di rapporti e incontri con le istituzioni locali e la Parrocchia del posto per condividere l’iniziativa”.

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