Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Ferraro: “Quale sviluppo se non bonifichiamo il territorio?”

Sebastiano Ferraro CASAL DI PRINCIPE. “Parlare di sviluppo qui a Casal di Principe significa correre il rischio concreto di ripetersi, di esprimere le solite pie intenzioni, che non avranno, poi, alcun riscontro pratico nella realtà dei fatti concreti”.

Così ha esordito il consigliere provinciale uscente ed esponente dell’Udeur Sebastiano Ferraro nel corso del suo intervento di sabato mattina al Teatro della Legalità, dove si teneva un convegno sullo sviluppo economico del territorio.

“Quante volte abbiamo partecipato a convegni, quante volte siamo intervenuti sui giornali parlando del riscatto possibile di questa terra, martoriata dalla delinquenza, ma anche da un marchio di infamia, da una propaganda che travolge tutto e tutti, che non distingue tra i buoni e i cattivi. E che finisce per danneggiare non tanto i delinquenti, ma, soprattutto, le persone perbene, quelle che non possono contare sulle grandi ricchezze e che, dunque, se il territorio no offre la possibilità di sviluppare onestamente il reddito proprio e quello della propria famiglia, sono costretti ad andare via.

Chi verrebbe a investire capitali puliti a Casal di Principe dopo tutto quello che è successo, dopo i morti, ma anche dopo quello che è stato scritto e detto, non sempre a proposito, facendo ingenerosamente di tutta l’erba un fascio? Ma il riscatto, amici miei, non può che partire da noi, da quelli che da Casale non se ne vogliono andare, perché qui a Casale hanno i loro affetti, che di Casale custodiscono la memoria delle tante cose buone che sono scritte nella nostra storia; perché qui sono cresciuti amando questa terra che è stata generosa di frutti e di ingegni.

Dobbiamo essere noi in grado di rappresentare la maggioranza delle persone oneste, che credono ancora in questa cittadina, nelle sue belle tradizioni, nel senso di una comunità operosa, che addirittura c’è chi vorrebbe cancellare dalla cartina geografica, con proposte assurde come quelle del cambio di nome. Una decisione che offenderebbe la storia e il lavoro profuso dai nostri padri. Casale merita di vivere e di riscattarsi. Merita di poter consentire ai suoi ragazzi di lavorare grazie alle risorse della nostra terra, risorse materiali e immateriali, che oggi sembrano scomparire sotto il tanto, troppo fango che è stato loro gettato addosso.

Ma occasioni come queste di stamattina rischiano di trasformarsi in inutili passerelle, se non ci mettiamo tutti in testa che, se è vero che la lotta alla criminalità, l’assunzione di una rinnovata responsabilità civile da parte di noi tutti, e quando dico tutti, dico tutti i cittadini seri e onesti di Casal di Principe, deve essere la prima base del riscatto, occorre anche mettere al fianco della lotta alla criminalità la lotta per la rigenerazione, per la riqualificazione fisica, oltre che morale, del nostro territorio, distrutto dall’inquinamento, dalla vergognosa scelta di farlo diventare l’immondezzaio della Campania e della provincia di Caserta.

Come vogliamo parlare di sviluppo se in queste ultimi mesi si fa fatica a camminare anche per strada, se dobbiamo tenere chiuse le finestre delle nostre case per non ammorbarci con la puzza che arriva dalle discariche, che sono presenti con una densità, probabilmente unica al mondo, alle porte della nostra cittadina.

Per quanto mi riguarda, ho fatto il possibile e l’impossibile in questi anni, soprattutto durante la mia esperienza di consigliere provinciale, per convogliare più risorse possibili verso questa comunità. E molto penso di essere riuscito a fare (e ora non qui a ricordare i finanziamenti infrastrutturali che hanno gratificato questa comunità). Ma molto di più si sarebbe potuto fare se ci fosse stata una corale determinazione, di tutta la politica, di tutte le istituzioni, per dare a Casal di Principe una vera possibilità di recupero, preservandola, prima di tutto, dall’inquinamento, che, in prospettiva, può rappresentare il colpo di grazia per tutti noi. A quel punto non sarà nemmeno più necessario cambiare nome, perché ci avranno pensato le malattie e la paura di ammalarsi a desertificare definitivamente questo paese e questa orgogliosa comunità.

Dunque, non inseguiamo programmi faraonici. Partiamo dalle cose fondamentali. Occorrono grandi risorse per la bonifica del territorio. Fatele gestire a chi volete, anche all’esercito, ma un serio progetto finalizzato allo sviluppo economico non può che partire da questo”.

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