Campania

14 arresti e sequestri contro il clan Veneruso-Rea

 NAPOLI. “Venere Rossa”, è il nome dell’operazione che ha visto 200 agenti della Dia e carabinieri di Napoli eseguire quindici ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 14 persone legate al clan Veneruso-Rea.

Le accuse sono di associazione mafiosa, usura, estorsioni ericiclaggio di denaro. Sequestrati anche una vettura blindata del capoclan, tre Rolex d’oro e 10mila euro in contanti.

Altre sedici indagati sono stati invece denunciati in stato di libertà perché ritenuti dei fiancheggiatori del clan camorristico che, come emerge dalle indagini, investiva il denaro sporco in attività lecite non solo nel napoletano ma anche in Emilia Romagna. Eseguite perquisizioni in particolare nella provincia di Cesena, dove risiedono alcuni degli indagati. Tra gli arrestati Francesco Rea junior, nipote del capoclan Francesco Rea, detto “‘O Pagliesco”, sfuggito alla cattura insieme alla “cassiera” dell’organizzazione. Il boss era già latitante perchè colpito da un provvedimento restrittivo per esecuzione della pena dovendo scontare due anni di reclusione per i reati di estorsione e associazione mafiosa.

L’inchiesta che ha portato all’azzeramento della cosca è partita grazie alla collaborazione di un pentito che ha consentito agli inquirenti non solo di scoprire e bloccare centinaia di estorsioni cui venivano sottoposti imprenditori e negozianti della zona. Infatti,è stata anche smantellata una sorta di onorata “previdenza” mafiosa. Il clan come società per azioni:i capi incassavano stipendi fino a 15mila euro, mentre i gregari non più di di 1500 euro. Degli oltre 200mila euro che mensilmente finivano nelle casse dei camorristi, una quota veniva (dai 1500 ai 5mila euro cadauno) devoluta alle famiglie degli affiliati finiti in carcere, soprattutto per non farli collaborare con la giustizia.

Intanto, nel casertano, a Marcianise, sono stati arrestatiil reggente del clan Piccolo, Andrea Letizia, ed altri due affiliati, Michele Maietta, 26 anni, e Mario Russo, 24.Secondo gli investigatori, il clan, conosciuto nella zona come quello dei “Quaqquaroni” e nemico dei Belforte, approfittando degli arresti eccellenti tra questi ultimi, ha ripreso in maniera capillare a chiedere il ‘pizzo’ a tutti i cantieri di opere edili privati dell’area tra San Marco Evangelista, San Nicola La Strada e Marcianise.

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