Italia

Primarie Pd, bocciato il ‘Lodo Scalfari’

Massimo D'Alema ROMA.“Abbiamo bisogno di un leader forte eletto sulla base dei voti e non sulla base dei lodi. Ora è il tempo della ricerca del consenso, non di alchimie politiche o alleanze”.

Così Massimo D’Alema commenta la proposta lanciata da Eugenio Scalfari per l’elezione del segretario del Pd del candidato più votato alle primarie, evitando il ballottaggio in caso di mancato superamento della soglia del 50% delle preferenze.

Una proposta che aveva raccolto l’ok dei candidati Dario Franceschini e Pier Luigi Bersani, ma che è stata bocciata da Ignazio Marino. Pertanto, le regole restano invariate: se il vincitore non dovesse raggiungere la maggioranz assoluta, la parola spetterà all’assemblea nazionale composta da 1000 delegati.

D’Alema, sostenitore di Bersani, riferendosi proprio a quest’ultimo, ritiene che “se è stato indicato dagli iscritti del Pd e verrà eletto dai cittadini sarà più forte. E noi abbiamo bisogno di un leader forte eletto dai cittadini in base ai voti non in base ai lodi”.

“Le Iene” – intervista tripla a Franceschini-Bersani-Marino

Sul ribattezzato “Lodo Scalfari”, Franceschini aveva commentato:”Sono d’accordo con Scalfari, una volta che chiamiamo al voto centinaia di migliaia di persone, se alla sera del 25 ottobre risulta che nessuno dei candidati ha il 50%, ma ha magari il 48 o il 47%, non possiamo dire loro ‘scusate per il disturbo, non decidete piu’ voi, decidono i mille membri dell’assemblea’”.

Il via libera era giunto anche di Bersani: “E’ chiaro che ogni delegato ha diritto ad invocare le regole dello statuto e non è che tre candidati possono cambiare le regole. Se, invece, parliamo di politica, non c’è dubbio che per quanto mi riguarda sono orientato a riconoscere la vittoria di chi prende un voto in più alle primarie”.

L’accordo, però, saltava dopo il ‘niet’ di Marino: “Cambiare le regole delle primarie a metà’ partita ricorda più le politiche di Palazzo che quelle del Pd che vorrei Viene il sospetto che l’entusiasmo con cui Bersani e Franceschini hanno avanzato l’idea sia figlio di una logica di accordo sotterraneo fra pochi per scavalcare la democrazia dei tanti. Io non ci sto. Vinca il migliore”. “E’ un’ovvietà politica – aggiungeva Marino – che non era necessario sottolineare, dire che chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario, non per accordi di potere ma per rispettare la volontà espressa dagli elettori. Fare questi accordi prima del 25 ottobre, quando i giochi sono aperti e nessun risultato può essere dato per scontato, significa assecondare ancora una volta quella logica delle correnti di cui sono vittime Bersani e Franceschini”.

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