Italia

Messina, funerali di Stato: “Ora vogliamo sicurezza”

I soldati della marina trasportano a spalla la bara di una delle vittimeMESSINA. Si sono svolti sabato mattina dalle 10.30, nella cattedrale di Messina, i funerali di Stato delle vittime dell’alluvione di Messina e Scaletta Zanclea.

Una giornata di lutto nazionale, così come deciso dal governo. 21 bare avvolte dal tricolore, erano di Scaletta Zanclea, Giampilieri, Altolia, Briga e Molino. Assenti i feretri delle altre sette vittime finora ritrovate (ci sono altri 7 dispersi), i cui familiari hanno deciso per una cerimonia privata. C’è la bara bianca della piccola Ilaria, 5 anni, coperta da fiori bianchi accanto a quella della madre.

Presenti il presidente del Senato Renato Schifani, chiamato a rappresentare il capo dello Stato Giorgio Napolitano, e il premier Silvio Berlusconi. La cerimonia è stata concelebrata dall’arcivescovo Calogero La Piana, dall’arcivescovo emerito Giovanni Marra e da quello di Palermo Paolo Romeo, presidente della Conferenza episcopale siciliana. Presente anche padre Martin Epure della chiesa di rito ortodosso per la benedizione della salma di una donna romena. In chiesa anche i ministri Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo, il capo della protezione civile Guido Bertolaso, il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo e il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro.

Migliaia di persone, dentro e fuori il Duomo: famiglie, comunità colpite e gruppi giunti da alcune parti d’Italia, come alcuni residenti de L’Aquila, città devastata dal terremoto, e di Reggio Calabria.

L’immagine più toccante quella di Raffaella Maugeri, mamma di Leo e Cristian, i due fratelli di 23 e 22 anni trovati abbracciati sotto alla macerie della loro casa, in via Puntale. Un’unica bara è coperta dalla bandiera romena, quella di Monica Balascuta, 48 anni. È morta insieme a Concetta Cannistraci che accudiva come badante. Nell’inferno di fango e detriti hanno perso la vita anche Giuseppa Calogero, 81 anni, Maria Carmela Barbera, 81 anni, Salvatore Scionti, 64 anni, Giuseppe Tonante, Agnese Falgetano, 44 anni, Francesco De Luca, Maria Letizia Scionti, 33 anni, Carmela Oliveri, 47 anni, Luigi Costa, 41 anni, Maria Li Causi, 84 anni, Maria Restuccia, 72 anni, Salvatore Zagami, 45 anni, Martino Scibilia, 86 anni.

“Il vostro silenzio, mie cari fratelli defunti è il grido più eloquente di ciò che tutti noi oggi osiamo sperare, chiedere e gridare ai responsabili della cosa pubblica: restituiteci la serenità, dateci la garanzia di un piano di sicurezza, fatto di opere concrete e non di carte o di parole vuote e di circostanza, perché simili tragedie non abbiamo più ad accadere”. Sono le dure parole pronunciate da monsignor Calogero La Piana, arcivescovo di Messina, nella sua Omelia. Poi ha aggiunto: “C’è una carente gestione di un patrimonio unico e prezioso, questo nostro territorio bello e affascinante, ricco di colori, vegetazione ed arte, troppo spesso sfregiato e deturpato, violentato dal peccato dell’uomo, dalla negligenza, da interessi privati ed egoistici, da logiche perverse e speculazioni di ogni ordine e grado”. “Il grido di Gesù – ‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato’ – è il grido dell’umanità sofferente, è il grido di questa comunità profondamente scossa dal tragico evento dell’alluvione, è il grido della popolazione dell’Abruzzo colpita dal terremoto. È il grido degli uomini provati in ogni angolo della terra da devastanti inondazioni o calamità naturali”.

Anche il Papa Benedetto XVI ha fatto giungere ai familiari in lutto ed ai feriti e superstiti la sua “«espressione della più intensa vicinanza insieme all’auspicio di un comune e generoso impegno per superare difficoltà e sofferenze causate dal tragico evento”. Il pontefice ha affidato “quanti sono nel dolore alla materna intercessione della Vergine Santa”.

Alla fine lunghissimi applausi hanno accompagnato i feretri. La prima bara a lasciare il duomo al termine del rito è stata quella di Simone Neri. Il suo feretro è stato portato a spalla dai suoi commilitoni della Marina Militare in lacrime. Un applauso lunghissimo ha accompagnato l’uscita della piccola bara bianca di Ilaria De Luca, 5 anni. Due palloncini con i nomi dei piccoli Lorenzo, di 2 anni, e Francesco, di 6, ancora dispersi sono invece stati fatti volare all’uscita della bara della mamma, Maria Letizia Scionti.

Silvio Berlusconi, all’uscita è stato contestato, ma anche salutato con applausi, dalla folla che aspettava fuori dalla chiesa. Al termine dell’omelia, mentre era in corso la cerimoniaun uomo all’interno del Duomo ha urlato: “Forza Silvio, rimetti a posto l’Italia sei l’unico che può farlo”. L’anziano è stato prima invitato a fare silenzio e gli è stato poi chiesto di uscire dalla chiesa.

Passando lungo i banchi, alcune persone hanno sostenuto il premier ringraziandolo per la sua presenza. Lui li harassicurati sul fatto che tornerà spesso a Messina. Poi all’uscita dal Duomo Berlusconi è stato dapprima duramente contestato: “vergogna”, “assassini”, “buffone”, “sparisci, vai via”, mentre altri lo hanno incoraggiato: “forza Silvio, vai avanti”, “siamo con te”.

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