Italia

E’ morto Gino Giugni, padre dello statuto dei lavoratori

Gino GiugniROMA. E’ morto a Roma Gino Giugni, il padre dello statuto dei lavoratori. Giugni era nato a Genova nel 1927 e nel 1969 aveva presieduto la commissione nazionale che aveva redatto il testo unico sulle tutele e i diritti dei lavoratori.

Professore di diritto del lavoro all’università di Roma, Giugni è stato anche presidente del Psi. Dottore honoris causa alle Università di Buenos Aires e di Nanterre, ha insegnato a Parigi e Los Angeles, ed è stato presidente dell’Accademia europea di diritto del lavoro. Collaboratore negli anni ’60 del ministro del Lavoro Giacomo Brodolini (primo socialista ad occupare quel dicastero negli anni del centrosinistra), negli anni ’80 Giugni ha presieduto le commissioni ministeriali per la riforma delle liquidazioni e sul costo del lavoro. Nel marzo del 1983 e’ stato gambizzato a Roma dalle Brigate Rosse. Eletto senatore nelle politiche dell’83, Giugni è diventato presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama. Dall’aprile ’93 al maggio ’94 ricoprì la carica di ministro del Lavoro e della sicurezza sociale del governo Ciampi. Negli ultimi anni ha ricoperto tra l’altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorda Giugni in un messaggio inviato alla famiglia. Ricordando “la vile aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico”. Giugni, oltre che un amico, per il presidente “resta esempio di appassionata dedizione allo stato democratico e di assoluta coerenza e integrità. Sono vicino con affetto al dolore dei famigliari”.

Per il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, scompare “una figura di autorevole studioso” anche “costantemente orientato a promuovere lo sviluppo di forme più avanzate di tutela dei lavoratori, nell’evoluzione della legislazione giuslavoristica italiana”.

“Ho un ricordo affettuoso e di riconoscenza per tutto ciò che ha fatto per il nostro Paese” dice il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, Giugni è stato “un grande protagonista della riforma del diritto del lavoro e della legislazione sociale che ha messo il proprio impegno di studioso e di politico a disposizione delle lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori”. Renata Polverini, leader dell’Ugl, ricorda Giugni come “il padre della battaglia di tutte le battaglie”. La Cisl esprime profondo dolore e rammarico per la scomparsa di uno dei ”padri fondatori” del diritto del lavoro in Italia, mentre il segretario della Uil, Luigi Angeletti, ricorda “il socialista che stava dalla parte dei lavoratori”.

Quello di oggi è “un grande lutto per il mondo del lavoro, per l’intero sindacato, ma anche per il Paese” commenta Dario Franceschini, segretario del Partito democratico, che definisce Giugni “un vero riformista”. Il giuslavorista è stato ricordato dagli ex ministri Treu, D’Alema e Damiano. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato l’intenzione di dedicare una sala del ministero a Giugni, un “protagonista dello sviluppo sociale dal dopoguerra ad oggi”.

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