Italia

Draghi propone aumento età pensionabile. Sacconi contrario

Mario Draghi e Maurizio SacconiTORINO. “Superata la fase di emergenza resta la necessità di adeguare il nostro sistema di ammortizzatori sociali a un mercato del lavoro diventato più flessibile”.

Inizia così l’intervento del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nel corso di una lezione tenuta al collegio Carlo Alberto di Moncalieri di Torino.

Secondo Draghi ci sono due obiettivi fondamentali per la ripresa economica e sono l’aumento dell’età pensionabile e la riforma degli ammortizzatori sociali: “Per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati è indispensabile un aumento significativo dell’età media effettiva di pensionamento. Tale aumento – ha continuato – potrà contribuire, se accompagnato da azioni che consentano di rendere più flessibili orari e salari dei lavoratori più anziani, a elevare il tasso di attività e a sostenere la crescita potenziale dell’economia. Nell’attuale crisi il sistema pensionistico ha garantito il reddito e la capacità di spesa di una parte cospicua della popolazione italiana. Quasi la metà delle famiglie – ha concluso –riceve un reddito da pensione e per circa i due terzi di queste esso rappresenta la fonte principale di reddito”.

Per quanto riguarda la riforma degli ammortizzatori sociali, Draghi afferma: “Superata la fase di emergenza resta la necessità di adeguare il nostro sistema di ammortizzatori sociali a un mercato del lavoro diventato più flessibile. In questo modo sarebbe favorita la mobilità del lavoro, accresciuta l’efficienza produttiva, rafforzata la tutela dei lavoratori, aumentata l’equità sociale. Fra le imprese – ha aggiunto Draghi – che possono accedere alla cassa integrazione guadagni ordinaria rientrano quelle del settore industriale, ma non quelle del terziario e gran parte dell’artigianato. Viene da domandarsi se questa suddivisione abbia un fondamento economico o non vada invece ripensata”.

La proposta del governatore della Banca d’Italia non è piaciuta al Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ha dichiarato la sua contrarietà ad una nuova riforma pensionistica: “Le riforme sulle pensioni già fatte sono più che sufficienti. Ci sono due stabilizzatori del sistema: l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione dei contributi e la norma prevista nel decreto anti-crisi che adegua l’età pensionabile all’aspettativa di vita a partire dal 2015. La nostra riforma nel provvedimento ‘anticrisi’ – spiega Sacconi – non può essere sottovalutata perché non ha determinato forme di mobilità sociale. Già dall’anno prossimo si calcola l’andamento dell’aspettativa di vita in modo che dal 2015 ci sia un aumento automatico corrispondente e proporzionale. Da allora ogni 5 anni ci sarà un adeguamento. Credo che un meccanismo di questo genere – aggiunge Sacconi – sia più che sufficiente visto che si combina con quanto previsto dai governi Dini e Prodi sulla caratura delle pensioni”.

Contrario alla riforma delle pensioni anche il presidente dell’Inps Antonio Mastropasqua che ha affermato: “A oggi il sistema tiene e i conti Inps lo dimostrano. Con la riforma Dini che va a regime piano piano, e con il decreto legge anticrisi che contiene una norma che adegua l’età pensionabile alle aspettative di vita e decorre dal 2015, il sistema tiene. Ora va verificato l’impatto della norma sui conti da parte degli uffici”.

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