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Ciclismo, morto Vandenbroucke: aveva accanto tranquillanti e insulina

Frank VandenbrouckeIl ciclista belga Frank Vandenbroucke, 34 anni,è stato trovato mortoin una camera d’albergo nella città balneare di Saly in Senegal, a 70 km circa da Dakar.

Il decesso sarebbe stato causato da un’embolia polmonare, anche se non si conoscono ancora le cause che possono averla originata.Sul comodino sono stati trovati tranquillanti e insulina. Secondo quanto riportato all’Afp da un addetto dell’albergo, il ciclista era accompagnato da una donna senegalese. I due sono arrivati insieme alle due di notte, tra domenica e lunedì, all’hotel La maison bleue. “Quando è arrivato era già ubriaco e ha voluto una birra. – ha detto il dipendente – Verso le 4 del mattino la sua compagna è venuta a chiedere uno straccio perché aveva vomitato. Ha rifiutato di dare nomi e documenti, la donna che era con lui si è registrata al suo posto. Fino alle 13 non è uscito dalla camera e alle 20 il direttore mi ha chiamato avvertendomi che era morto”.

Una versione confermata alla televisione belga Rtbf da Fabio Polazzi, corridore di 24 anni amico di Vandenbroucke. Erano insieme in Senegal,arrivati alle 17 di domenica, e hanno trascorso alcune ore in un ristorante, hanno bevuto e poi Vandenbroucke ha detto all’amico che aveva un appuntamento con una ragazza. Era mezzanotte, ricostruisce Polazzi, e si sarebbero dovuti rivedere il mattino successivo. Non vedendolo rientrare, l’amico ha provato a contattarlo ai suoi due telefoni cellulari, ma senza successo. Nel pomeriggio la polizia gli ha chiesto di riconoscere i vestiti di Vandenbroucke. La ragazza, interrogata dalla polizia, ha detto che il ciclista si è sentito male ed è svenuto.

Nipote dell’ex ciclista e direttore sportivo Jean-Luc, era considerato dagli osservatori come uno dei ciclisti di maggior talento della sua generazione. Ma dopo aver vinto la Liegi-Bastogne-Liegi nel 1999, entrò in una spirale negativa di doping e problemi privati che lo tennero lontano dai grandi risultati. Vincitore di 55 gare in una carriera brillante ma tormentata, nel 2005 aveva tentato il suicidio, dopo la separazione dalla moglie e dalla figlia.In questi ultimi giorni, alla ricerca di una squadra per la stagione 2010, Vandenbroucke aveva assicurato di voler tornare a correre e di essere ancora in grado di vincere.

Il padre Jean-Jeacquesnon attribuisce alcuna responsabilità al mondo del ciclismo per la morte del figlio: “L’unica cosa di cui si può discutere è aver promosso Franck professionista a soli 19 anni, forse era un po’ troppo fragile, ma nessuno può discutere le sue vittorie e la sua classe. A quell’età sono in mano a direttori sportivi, manager, team. Sarebbe stato meglio che fosse passato professionista a 22-23 anni, come tanti, con un po’ più di maturità. Penso che non abbia avuto problemi da un punto di vista sportivo ma nella sua vita privata, dove si è fatto molto male”.

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