Caserta

Macrico, Farina (Udc): “Il fallimento dei coraggiosi”

L'area del MacricoCASERTA. Il responsabile del dipartimento Ambiente e Territorio dell’Udc Paolo Farina, interviene sul Macrico ed il fallimento dei “coraggiosi”.

“Per uno strano scherzo dei tempi, il triste epilogo della vicenda Macrico coincide con quello della Giunta Petteruti. Non è sterile polemica affermarlo, poiché questa maggioranza aveva chiesto consenso ai cittadini su due temi principali: la questione morale ed il Macrico.

Quali i risultati a distanza di quasi 4 anni? Dopo aver tratteggiato l´era precedente come quella degli sprechi e delle prebende, gli uomini e le donne del presunto rinnovamento non sono riusciti a trasmettere ai cittadini neanche l´impressione di saper svolgere una politica che non sia, piuttosto, la continua ricerca del consenso, ed oggi si trovano a dover approvare un bilancio da profondo rosso.

Quanto al Macrico, il fallimento non sta tanto nel non aver neanche uno straccio di progetto cantierabile, quanto soprattutto nel metodo seguito. Quando gli stati generali del governo Prodi si riunirono a Caserta, i cosiddetti coraggiosi del duo De Franciscis-Petteruti, se ne andarono in giro per la città mostrando a tutti la pietra filosofale. Grazie ai rapporti amichevoli con l´allora ministro Rutelli, da lì a poco profetizzarono l´arrivo di una pioggia di quattrini per l´agognato parco urbano. Per mesi ci hanno raccontato che era tutto pronto e che grazie ai sostanziosi contributi di Regione e Provincia, l´esproprio dell´area e la conseguente annessione al tessuto cittadino erano da considerarsi cosa fatta.

Sull´onda del facile entusiasmo hanno presentato un progetto di massima che prevedeva la suddivisione in quattro lotti e tutto ciò in barba agli urbanisti ed ai loro dettami sull´importanza di un recupero dell´area in un´ottica olistica, di servizio all´intero capoluogo. Senza contare che i soldi del Pubblico, sarebbero serviti all´esproprio e all´infrastrutturazione dei primi due quadranti: quello dei cemento (dove i privati avrebbero costruito tanti nuovi appartamenti) e quella della vanagloria (dove avrebbero qualche costosissimo mausoleo commemorativo, con tanto di retorica pelosa sull´unità d´Italia). I due restanti: quello del verde e dello sport, quelli sui quali Petteruti e soci si erano giocati ogni chance in campagna elettorale, sarebbero stati realizzati in un secondo momento. Sì ma da chi? Entro quando? E con quali soldi? Premesso che in tutto il processo decisionale è mancata totalmente la partecipazione dei cittadini, non sfugge ad alcuno che il metodo appare tanto discutibile e deontologicamente scorretto quanto fallimentare, considerati i risultati.

Oggi che i soldi sono improvvisamente spariti da una voce della finanziaria (che è da sempre in bilico) cassata da un governo che evidentemente ha ben altre urgenze, piuttosto che regalare soldi ad amministratori piagnoni e questuanti, incapaci di intercettare le risorse presenti sul proprio territorio, e sprovveduti per aver creduto (o più colpevolmente raccontato) che bastasse mostrarsi in piazza col ministro belloccio per ottenere davvero i soldi, ci raccontano che non è colpa loro se i fondi non ci sono più. Ma d´altronde questo è il metodo De Franciscis mutuato da Petteruti: chi non ricorda la campagna del ‘Prendetevela con me?’.

Oggi che da Palazzo Castropignano mandano messaggi allarmati sui ritardi dell´esproprio e danno la colpa ai tagli operati da Berlusconi, ci viene da ridere ma, soprattutto, da prendercela col Pd. Ma come si fa a programmare sulla base dei rapporti personali con un governo amico, vantarsi di un successo ottenuto mescolando il piano privato con quello istituzionali e, infine, gridare allo scandalo quando il governo cambia colore e non tiene fede a promesse sul destino del Macrico che non erano vincolanti.

Oggi che il crepuscolo cala su una amministrazione che è riuscita perfino a far rimpiangere quella di Bulzoni e Messina, chiediamo al Prefetto Giliberti di tenere una luce accesa proprio su quella area della città, poiché è quando si fa notte che si siglano gli affari più ambigui e di questi amministratori, ormai, non si fida più nessuno”.

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