Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Chiusi i bar delle “vedette” dei clan

 CASAL DI PRINCIPE. Indossano occhialoni neri, jeans scuri e guidano automobili potenti. Sono i ragazzi che sostano dal lunedì al lunedì successivo fuori ai cinquanta e più bar di Casal di Principe.

Pregiudicati, di solito, o almeno già noti alle forze dell’ordine. Che vengono pagati almeno mille euro al mese semplicemente per «guardare» chi entra e chi esce da Casale. Per due di questi locali è stata disposta la chiusura immediata con tanto di sospensione della licenza da parte del questore di Caserta. Si tratta del bar delle Sirene in via Circumvallazione e il bar della Repubblica di via Marsala, situato nei pressi della piazzetta Padre Pio. Entrambi sono intestati a donne insospettabili. Domani, i ragazzi con gli occhialoni, si sposteranno altrove.

Il primo locale era gestito da un prestanome del killer Giuseppe Setola ed era stato già sequestrato un anno fa con un provvedimento della sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli. Era stato, poi, affidato a un custode giudiziario dal tribunale, ma la frequentazione, da allora, non era mai cambiata. Figli di boss della camorra in carcere e giovani al soldo del clan, probabilmente, bevevano caffè e leggevano i giornali per tutto il giorno, dandosi poi il cambio, facendo un giro in piazza Villa con l’auto appena comprata, per ritornare, poi, al luogo di partenza. Più volte i poliziotti del posto fisso operativo di Casapesenna negli ultimi tempi avevano informato la questura che l’apertura di alcuni caffè «costituiva un pericolo per l’ordine pubblico». Saracinesche abbassate – grazie all’ordinanza del questore – anche al bar della Repubblica, frequentato in passato da persone considerate vicine al clan e da piccoli pregiudicati.

Le scritte ingiuriose nei confronti dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione, erano comparse a luglio del 2008 proprio sui muri vicini al bar chiuso ieri. In tutta Casal di Principe ce ne sono almeno cinquanta di locali simili, spesso dotati di una sala retrostante, una sorta di sgabuzzino dove, in altre occasioni, erano state sequestrate anche macchinette fuorilegge di videopoker. Fuori a uno dei tanti centri di ritrovo di giovani era stato ucciso Michele Orsi, l’imprenditore dei rifiuti, nel giugno del 2008 dai sicari di Peppe Setola. Era il bar Roxy, oggi ancora aperto.

Un ragazzo di ventuno anni, insospettabile frequentatore del Roxy, era stato arrestato, dopo il pentimento di Oreste Spagnuolo, per aver portato l’«imbasciata» ai killer che avevano trucidato Orsi sui gradini del locale. Luoghi di ritrovo e non solo.

da “Il Mattino”, 15.10.09 (di Marilù Musto)

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