Aversa

Medici fiscali “a piedi” e senza rimborsi

 AVERSA. Le “boutade” della sanità regionale, ed aversana in particolare, continuano a creare uno stato di confusione tale da sembrare studiato a tavolino.

L’ultima, in ordine di tempo, è la situazione a dir poco grottesca che si è venuta a creare nel comparto della medicina fiscale dell’intera Asl Caserta. Inutile dire che a fare da corollario ci ha pensato poi il ministro Brunetta che, con tutta una serie di decreti e norme, prima sbandierati ai quattro venti, poi silenziosamente ritirati a piccoli pezzi, fa di tutta la vicenda un fatto alquanto “incredibile”.

I fatti: Brunetta decideva di allargare le fasce orarie per le visite fiscali e quindi chiudere il cerchio attorno ai “fannulloni”, colpendoli anche con detrazioni sulla busta paga, ove non fossero accertate le malattie dichiarate, ma togliendo anche parte dello stipendio per la prima parte della malattia. Il dietro front ha visto primo il ritorno alle vecchie fasce orarie (non più quindi dalle 8 alle 20, ma nuovamente le fasce 10-12 e 17-19), poi la scomparsa delle detrazioni stipendiali.

Così, invece di rafforzare il sistema di controllo, si è giunti come ad Aversa ad una vera e propria colpevolizzazione degli stessi medici fiscali. Qui, infatti, con una delibera del vecchio commissario straordinario, Mario Vasco, si è stabilito che i medici fiscali dovranno effettuare a piedi le proprie visite. Si, avete capito bene, dovranno circolare per la città, in lungo e largo, camminando. Agli stessi medici, cui il vecchio direttore generale Rotelli aveva deciso di riconoscere un piccolissimo rimborso per l’uso della propria autovettura, visto che l’Asl non ne aveva da mettere a disposizione per effettuare le visite fiscali, oggi la “falce taglia tutto” del commissario straordinario toglie anche questa possibilità.

Non ci sono soldi e bisogna azzerare tutto, questo l’imperativo di viale Unità Italiana a Caserta, sede della Asl. La risposta dei medici non poteva farsi attendere: “Non ci riconoscete nulla per l’uso della nostra autovettura (cui in molti casi andrebbe ora ad aggiungersi anche la piccola spesa di parcheggio, consumo autovettura, assicurazione etc. etc.) , quindi non ci resta che andare a piedi, fatto questo che non ci permetterà certamente più di rendere gli standard fino ad oggi espressi”.

Sembra che la soluzione alla problematica sia lontanissima, anche se tanti sono i servizi aziendali che usufruiscono del mezzo messo a disposizione dalla stessa Azienda per l’attività istituzionale (inutile poi che ci dite che c’era una macchina dell’Asl davanti al Supermercato X, o al Bar Y). Naturalmente la norma vale sull’intero territorio provinciale e quindi, alla faccia di Brunetta, i “fannulloni” nostrani potranno stare tranquilli, tutto come prima, anzi un tantino peggio, sanitariamente parlando.

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