Aversa

Asl: “Stipendi d’oro”? No, redditi da lavoro dipendente

 AVERSA. In questi giorni sono saliti agli onori della cronaca gli “stipendi d’oro” dei novanta dirigenti dell’ex Asl Caserta 2.

Si tratta del numero, ridottissimo tra l’altro (sono infatti più di 700 i dirigenti in servizio), di dirigenti dell’Asl aversana, oggi in forze alla neonata Asl Caserta, che hanno prodotto il curriculum vitae e la dichiarazione dei propri redditi, così come previsto dai decreti firmati dal ministro Brunetta. Dichiarazioni regolarmente pubblicate e scaricabili sia dal sito dell’Asl Ce2 che dal sito del Governo Italiano.

Ma attenzione. I novanta dirigenti sono soltanto un quinto dei dirigenti dell’ex Asl di Aversa, quindi qualcuno si sarebbe dovuto chiedere perché solo questi hanno presentato curriculum e dichiarazione dei redditi percepiti. Andiamo ai redditi: questi sono i redditi da lavoro dei dirigenti, percepiti non in qualità di incaricati o per accontentare “richieste” ed “esigenze”, ma si tratta di redditi da lavoro dipendente (governato dai relativi contratti nazionali di lavoro che sono gli stessi su tutto il territorio nazionale) e per qualche dirigente del plus guadagnato per l’attività intra-moenia, cioè effettuata presso il proprio studio, al di fuori del rapporto di lavoro.

Nulla, quindi, di poco chiaro, sviante, o di cui il commissario straordinario non abbia notizia. Si parla di redditi da lavoro al lordo, che portano per quasi la maggioranza dei dirigenti additati, a cifre oltre gli 80mila euro l’anno, in pratica poco più o poco meno di 3mila euro al mese, naturalmente tolte le tasse alla fonte, che incidono per percentuali superiori al 40% sul lordo. Per i dirigenti che guadagnano di più si parla di dirigenti di strutture complesse, che guadagnano cifre maggiori, e di dirigenti, in genere medici, che effettuano attività privata in regime di intra-moenia, quindi attività regolarmente dichiarata, fatturata e ripartita tra il dirigente medico e l’Asl di appartenenza.

Ora i dirigenti vorrebbero rivolgersi al ministro Brunetta perché il caso ha provocato una distorsione in termini di privacy.

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