Teverola

Operai Chirico in sciopero della fame

 TEVEROLA.I 51 lavoratori del pastificio Chirico di Teverola, che da tre giorni occupano lo stabilimento, scelgono una forma di protesta estrema: lo sciopero della fame.

Dicono di essere “esasperati”. Da aprile non percepiscono l’indennità di cassa integrazione, a cui hanno diritto fino al 12 novembre prossimo. Dopo quella data, se non interverranno fattori nuovi, saranno messi in mobilità, che è “l’anticamera del licenziamento”, come precisa Pasquale Sassano, uno degli operai.

Il “fattore nuovo”, spiega Sassano, è un compratore, un imprenditore del ramo che rilevi un pastificio che è “ancora in ottime condizioni, in grado di funzionare con qualche piccolo intervento di manutenzione”. Uno stabilimento da 1800 quintali di pasta al giorno, “secondo solo a Barilla”, azzarda Pasquale. La crisi finanziaria della Molino Chirico comincia nel 2007 e colpisce, «improvvisamente» secondo i lavoratori, un’ azienda florida, con commesse da tutto da tutto il mondo.

“Siamo passati da una produzione sette giorni su sette alla cassa integrazione -racconta Fernando D’ Aiello – mentre le commesse si sono spostate sugli altri due pastifici del gruppo, che non hanno risentito del calo”.

Gli operai spiegano che “il concordato per la cessione dei beni sarebbe di 30 milioni di euro, una cifra sovrastimata rispetto al valore degli impianti, così da scoraggiare eventuali compratori”.”Considerando che i principali creditori del pastificio sono proprio i suoi ex proprietari – spiega ancora Pasquale – il sospetto è che ci sia qualcosa di poco chiaro”. Invocano “la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza, per spulciare bene nei conti della società”.

Una crisi insomma, non dettata dalla congiuntura economica, perché “non siamo mica la Fiat, non produciamo automobili ma pasta. Un settore che non è in sofferenza”. La promessa di un incontro con esponenti della Regione e del Governo – strappata ieri in prefettura dal delegato provinciale della Flai Cgil Angelo Paolella – però non convince i lavoratori. “Resto qui – conclude Pasquale – dove vado? Ho 50 anni, due figli all’università e guadagno 900 euro al mese”.

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