Italia

Scudo fiscale, sì della Camera. Fini minaccia la “ghigliottina”

Gianfranco Fini ROMA. La Camera ha approvato lafiducia al Governo sul decreto legge correttivo anticrisi con lo scudo fiscale. I voti favorevoli sono stati 309, i contrari 247.

Il testo è lo stesso già approvato dal Senato. Se l’Aula di Montecitorio non darà il via libera definitivo al provvedimento entro giovedì alle 15, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha annunciato che ricorrerà (sarebbe la prima volta nella storia a Montecitorio), alla “ghigliottina”, ponendo subito in votazione il provvedimento a prescindere dalla fase in cui è giunto l’esame.

“È una precisa responsabilità del presidente della Camera avere la deliberazione dell’Aula prima della decadenza del decreto”, ha detto Fini, auspicando che “si possa pervenire ad una intesa di metodo per un percorso di lavoro fino al voto finale” evitando il ricorso alla “ghigliottina”. L’opposizione, intenzionata a fare decadere il provvedimento praticando l’ostruzionismo, ha duramente protestato, chiedendo a Fini di “non fare un’ulteriore forzatura” e di consentirle di “esercitare i suoi diritti”.

Una mossa, quella di Fini, che può essere letta come un aiuto al governo e alla maggioranza, anche se il presidente della Camera ne ha anche per l’esecutivo, citando”anomalie procedurali” nella gestione del decreto che contiene lo scudo fiscale. “Il presidente della Camera, – si legge in una nota diramata dal suo ufficio stampa – prescindendo da qualunque valutazione sul merito del provvedimento, ha convenuto sull’esistenza di oggettive anomalie procedurali nella complessiva vicenda dell’iter del decreto, trasmesso dal Senato a dieci giorni dalla sua scadenza”.

In conferenza dei capigruppo, Fini ha spiegato che, quanto alla decisione di accelerare i tempi, è suo dovere “assicurare un minimo ragionevole di tempo al presidente della Repubblica per consentirgli di esercitare le sue prerogative costituzionali”.Perché ciò accada, il voto finale sul decreto (che scade sabato) deve arrivare al massimo entro le 15 di giovedì. Fini, quindi, auspica “che si possa pervenire ad una intesa di metodo per definire un percorso di lavoro fino al voto finale. Se non c’è un’intesa entro le 15 dell’1 ottobre – prosegue il presidente della Camera – alla luce degli univoci orientamenti espressi nel corso di più legislature, non mi sottrarrò al mio preciso dovere di passare al voto finale a prescindere dalla fase in cui è giunto l’esame del testo”.

Alle obiezioni dell’Udc, Fini ha risposto che il suo atteggiamento risponde ad “una elementare forma di rispetto per il Capo dello Stato”, in base ad una “informale prassi” secondo la quale il testo dei decreti approvati si invia al Quirinale prima della scadenza.

Fini aveva minaccia il ricorso alla “ghigliottina” anche lo scorso 31 marzo, per il decreto legge sulle quote latte, quando l’opposizione praticò un ostruzionismo che avrebbe potuto portare alla decadenza del provvedimento.Ma finora la “ghigliottina” non è mai stata applicata a Montecitorio, anche perchè l’opposizione, ad ogni annuncio, ha terminato l’ostruzionismo.

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