Italia

Napolitano: “L’8 settembre ci ha ridato dignità e libertà”

Giorgio NapolitanoROMA. “La guerra di Liberazione fu combattuta per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia, tutti valori fondamentali”.

Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante la cerimonia a Porta San Paolo per celebrare l’8 settembre 1943, data dell’annuncio dell’armistizio che segna anche l’avvio della Resistenza a Roma contro l’occupazione delle truppe naziste.

Il capo dello Stato ricorda la Resistenza e sollecita l’avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unita d’Italia. Fra le due cose, spiega non c’è soluzione di continuità. “Anche nella sua essenzialità, la cerimonia di oggi è molto significativa”, ha detto Napolitano dopo aver deposto una corona di fiori a Porta San Paolo, a Roma, dove ebbe luogo il primo episodio della resistenza contro i nazisti e fascisti. Quindi il presidente si è soffermato a commentare i numeri delle vittime di quella lotta: 87mila, secondo la lapide che si trova nel vicino parco della Resistenza. “Contano molto le cifre dei caduti”, spiega, specificando che “tanti furono i partigiani, e tanti furono i militari che morirono per ridare indipendenza, libertà, dignità” al Paese. Questi sono “i valori fondanti” della Nazione ed è necessario “sottolinearlo oggi che siamo alla vigilia, spero, dell’inizio dell’attività

celebrativa per il 150esimo dell’Unità nazionale”. C’è “continuità tra le battaglie del risorgimento” e la nascita dello Stato democratico. Pronunciando la parola “spero”, Napolitano ha calcato il tono della voce.

La data dell’8 settembre può essere ricordata “come un momento fondante dell’unità d’Italia e del nostro stare insieme” ha aggiunto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. “Questa è l’occasione per affidare al futuro il ricordo del sacrificio di chi si immolò per contribuire alla crescita libera della patria”, ha affermato l’esponente del governo. “Qui non ci fu un solo italiano che combattè al fianco dei tedeschi”. Coloro che combatterono l’8 settembre del 1943 furono, spiega La Russa, “uniti dalla comune volontà di conservare l’integrità del territorio nazionale contro la barbara invasione tedesca”» ha insistito il ministro spiegando che si trattò “di un miracolo che si ripetè 15 giorni dopo con il sacrificio indimenticato di Salvo D’Acquisto”.

SCRITTE CONTRO ALEMANNO

Sul muro di cinta del Forte Bravetta, a Roma, sono apparse scritte contro il sindaco Gianni Alemanno. La prima, lunga 2,5 metri circa: “10, 100, 1000 piazzale Loreto”, un’altra di circa 6 metri “Viva i partigiani, Alemanno pezzo di m…”. Le scritte sono firmate con la stella a cinque punte delle Brigate Rosse e una falce e martello. Vicino all’entrata del Forte, un’altra frase ingiuriosa: “Alemanno sporco fascista, viva l’antifascismo militante”, firmata con due stelle a cinque punte. Un’altra, 15 metri lineari recita: “Alemanno pezzo di m…”, con stella a cinque punte e sigla Antifascismo militante. Infine, l’ultima scritta: “Viva il comunismo. Con il lavoro contro il capitale”, firmata da stella a cinque punte e falce e martello. “Credo ci sia chi vuole creare una spirale di odio nella nostra città e rinfocolare vecchi odi e vecchie divisioni”, ha commentato a caldo Alemanno, a margine della Messa in suffragio dei caduti. Di fronte a questi episodi “la risposta migliore – ha sottolineato il primo cittadino – è nella fiaccolata che lanceremo insieme con tutte le istituzioni, proprio per rispondere ad ogni forma di intolleranza, di violenza e di razzismo”. Rispondendo ad una donna chelo aveva definito fascista, il sindaco di Roma ha risposto: “Io non sono mai stato fascista, sono stato missino”.

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