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Lodo Alfano: “Se bocciato si rischiano dimissioni del premier”

Alfano-BerlusconiROMA.Se la Corte Costituzionale dovesse bocciare il “lodo Alfano” “ci sarebbero danni a funzioni elettive, che non potrebbero essere esercitate con l’impegno dovuto, quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso con danni in gran parte irreparabili”.

E’sulla base di questo pericolo in cui potrebbe incorrere il premier Silvio Berlusconi che l’Avvocatura generale dello Stato, per conto della Presidenza del Consiglio, difende la “ratio” della legge che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato.

La memoria di 21 pagine – di cui l’Agenzia Ansa è in possesso – è stata depositata presso la cancelleria della Corte Costituzionale in vista dell’udienza del prossimo 6 ottobre.

Da quello che decideranno i giudici costituzionali dipenderà la ripresa o meno dei processi milanesi in cui il premier è imputato (per corruzione dell’avvocato inglese Mills e per irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi Mediaset), oltre che il procedimento fermo al gip di Roma nell’ambito del quale Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’estero durante la scorsa legislatura. Ma in gioco, secondo alcuni, ci sono anche le sorti del governo, visto il tasso di litigiosità nel Pdl.

L’attività della Corte riprenderà la prossima settimana, dopo una pausa che quasi certamente il presidente Francesco Amirante auspica sia servita a sedare le polemiche dello scorso luglio, quando si venne a sapere della cena organizzata dal giudice Luigi Mazzella con ospiti il collega Paolo Maria Napolitano, il premier Berlusconi e, tra gli altri, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Mazzella e Napolitano – salvo ripensamenti dell’ultima ora – non si asterranno e parteciperanno al’udienza e alla camera di consiglio del 6 ottobre. La cui durata si prevede abbastanza breve. Non tanto perchè i giudici abbiano già in tasca una soluzione certa sulla legittimità del ‘lodo Alfanò, quanto piuttosto – viene fatto notare in ambienti di Palazzo della Consulta – per un impegno già fissato da tempo che porterà a Lisbona, da giovedì 8 ottobre, ben cinque giudici della Corte.

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