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L’Italia saluta i parà, qualcuno grida: “Pace subito”

il figlio di Andrea Fortunato, uno dei parà caduti a KabulROMA. Si sono svolti lunedì mattina, nella basilicadi San Paolo fuori le mura, i funerali dei sei militari italiani morti giovedì scorso in un attentato kamikaze a Kabul, in Afghanistan.

Il picchetto d’onore, composto dai rappresentanti dei diversi corpi d’armata italiani, ha accolto con gli onori militari e l’urlo “Folgore!”, i feretri, coperti dal tricolore, delcapitano Antonio Fortunato, del sergente maggiore Roberto Valente,del caporal maggiore capo Massimiliano Randino e dei caporal maggiori scelti Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonani e Matteo Mureddu. Fuori dalla basilica un lungo e sentito applauso ha accompagnato la marcia funebre partitapoco prima delle dieci dall’ospedale militare del Celio, intonata dalla banda militare, che ha preceduto l’inizio della cerimonia celebrata dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, che ha letto un messaggio di Papa Benedetto XVI, che si è detto”profondamente addolorato per il tragico attentato terroristico”.

Nella basilica si sono raccolti in silenzio i parenti delle vittime (tra cui il piccolo Martin, il figlio del capitano Antonio Fortunato, che ha indossato il basco amaranto dei parà), i rappresentanti istituzionali, le delegazioni dei partiti e tanti commilitoni che hanno voluto essere presenti alle esequie. Anche i parà rimasti feriti nell’attentato erano presenti all’ultimo saluto ai loro compagni morti: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello e i primi caporalmaggiori della Folgore, Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono.

 Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è inchinato al passaggio di ognuna delle sei bare. Assieme al capo dello Stato i presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani, e il premier Silvio Berlusconi. Presenti i ministri della Difesa, La Russa, e degli Esteri, Frattini. Tra i leader politici anche il segretario della Lega, Umberto Bossi, critico verso la permanenza dei militari italiani in Afghanistan, che entrando in basilica ha commentato: “Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti”.

Durante l’omelia, monsignorPelvi ha avuto un pensiero per ciascuno dei sei soldati morti, a cui si è rivolto dando loro del “tu”. E ha poi parlato dell’importanza delle missioni di pace. “Se uno Stato non è in grado di proteggere da violazioni gravi e continue dei diritti umani e dalle conseguenze delle crisi – ha detto il sacerdote – la comunità internazionale è chiamata a intervenire”. “Le missioni di pace – ha aggiunto – ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, che non è da intendere solo come processo economico ma come criterio etico. Il mondo militare contribuisce a edificare una solidarietà globale”.

 Nel corso della cerimonia, al momento dello scambio della pace, mentre i familiari si abbracciavano tra loro, un uomo è riuscito a salire sull’altare e davanti ad un microfono ha iniziato ad urlare ripetutamente lo slogan “Pace subito”»: non è stato inquadrato durante la diretta tv, impegnata a zoomare sulle autorità, ma le agenzie di stampa riferiscono di una persona non ancora identificata poi allontanata dalla sicurezza. Prima della chiusura del rito religioso, il deputato del Pdl, Gianfranco Paglia, rimasto ferito anni fa durante una missione di pace in Somalia, ha letto la “preghiera del paracadutista” accanto al figlio di uno dei soldati che hanno perso la vita nell’agguato, che indossava il basco cremisi della Folgore.

I feretri dei sei parà sono usciti dalla chiesa portati a spalla da commilitoni, il loro passaggio è stato accompagnato dal grido ‘Folgore, Folgore’e dal volo delle Frecce Tricolori.

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