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Boffo si difende: “Ecco i veleni di Feltri”

da sin. Vittorio Feltri e Dino BoffoROMA. “Uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare”.

Così il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, definisce in suo editoriale “la presunta sentenza giudiziaria maneggiata come un manganello da Vittorio Feltri, direttore del Giornale e dal suo giornalista Gabriele Villa“.

Boffo pubblica nel consueto spazio dedicato alle lettere al direttore il certificato generale del casellario giudiziario “spacciato – si legge nella didascalia – nei giorni scorsi dal Giornale come sentenza” e la “fantomatica informativa anonima, un plateale falso, che lo stesso quotidiano aveva sostenuto fosse allegata alla sentenza e che invece ora è stata improvvisamente abbandonata come prova dallo stesso giornale che l’aveva lanciata con tanto clamore”.

“La presunta ‘sentenza’ – continua Boffo – è uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare. Feltri e i suoi, prontamente affiancati dal manipolo di coloro che su altre pagine di giornale hanno preso per oro colato la loro ‘rivelazione’, l’hanno fatto. Hanno diffamato. Hanno deciso, loro, sì, sentenziato, che il direttore di Avvenire era un omosessuale, un molestatore, uno sfasciafamiglie. Un sepolcro imbiancato da picconare in pubblico. Hanno preso, come l’anonimo (per ora) diffamatore, una copertina e hanno appiccicato ciò che faceva loro comodo”.

Il direttore di Avvenire, tuttavia, rileva che il Giornale di Feltri “già da ieri ha cominciato a dissimulare la vergognosa operazione. Non più mescolando le carte ma cercando di far sparire quella che dimostra quanto sporco sia il gioco che stanno conducendo. Ma i fatti già parlano: ieri un gip ha fatto chiarezza confermando ufficialmente che non c’è alcun riferimento a ‘inclinazioni sessuali’ tra gli atti giudiziari di Terni. Ma chi diffama si cura delle smentite?”.

Anche il premier Silvio Berlusconi parla della vicenda in una intervista allo stesso Giornale. “A proposito di questa vicenda – si limita a dire ilCavaliere – ho già detto tutto quello che dovevo dire. E davvero non vorrei aggiungere altro”. Per quanto riguarda la polemica con Repubblica, Berlusconi spiega di non aver querelato il quotidiano: “Ho avviato una causa civile. Quanto alle dichiarazioni della sinistra meglio soprassedere per amor di patria”. E alla domanda se pensa che Repubblica andrà avanti nella sua campagna risponde: “Se vogliono continuare a perdere lettori e credibilità facciano pure”.

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