Caserta

Udc, dopo De Siena e Notarstefano aderisce Carmine Lasco

 CASERTA. Ancora una qualificata adesione all’Udc di Caserta. E’ quella del commercialista Carmine Lasco, già candidato con la Margherita alle elezioni comunali di Caserta nel 2006, …

… il quale ha chiesto l’iscrizione ed ottenuto la tessera dopo aver manifestato la piena condivisione del programma e della linea politica dell’Unione di Centro.

“L’ingresso del nuovo aderente all’Udc – evidenzia il consigliere nazionale Gianni Mancino – che è stato il riferimento dei proficui contatti politici con il dottor Carmine Lasco – rappresenta una ulteriore conferma della credibilità della nostra proposta che si misura sui fatti, interpretando nella maniera più genuina le istanze della cittadinanza.

Carmine Lasco, dal canto suo, esprime la massima delusione per le esperienze vissute nella Margherita prima e nel Pd dopo. “Il dibattito congressuale – afferma Lasco – di queste settimane sta confermando tutte le contraddizioni e le difficoltà nelle quali, credo, si sia ormai irrimediabilmente arenato il progetto politico che era alla base della nascita del Partito democratico. Se l’appuntamento congressuale – precisa– doveva essere l’occasione o, meglio, lo strumento per rilanciare questo progetto, per resuscitare l’entusiasmo e i consensi della prime ora, le premesse non potevano essere peggiori. Alla fine, tra Franceschini e Bersani, si tratterà di scegliere tra la riproposizione del nuovismo, tutto slogan senza contenuti,dell’era Veltronio la correzione di rotta a sinistra, con il forte recupero dell’ identità culturale e politica dei Democratici di Sinistra. E in quest’ultimo caso, con tutto quello che ne consegue come visione della società e dei suoi valori fondanti e sul piano delle strategie e delle alleanze. Dov’è in tutto questo la diversità culturale e politica, la forza innovatrice di un progetto che si poneva come obiettivo la modernizzazione del “sistema paese? Da Veltroni a Franceschini, – prosegue Lasco – il Pd ha oscillato tra un plebiscitarismo di facciata (le primarie) ed una gestione oligarchica e autoreferenziale slegata dai territori (il direttorio): i guasti prodotti con le candidature alle politiche ne sono solo un esempio. E che dire della sintesi delle culture riformiste e dei valori fondanti? In questi due anni, l’unico accordo possibile tra i moderati ed ex DS, su una serie di temi: la difesa della vita, la bioetica, la famiglia, per citarne alcuni, è stato quello, tacito, di estrometterli dall’agenda del partito, evitando il più possibile di parlarne. Sono temi tenuti accuratamente fuori anche da questo Congresso. Così come – sottolinea Lasco – non c’è un progetto politico vero per il Paese: non singole proposte volte a cavalcare, più o meno strumentalmente, i temi o le difficoltà del momento. Ma un progetto organico, alternativo a quello del centrodestra, da proporre e su cui chiedere il consenso alla nazione. Di tutto questo non c’è traccia, in un congresso, dove paradossalmente non c’è neanche un’idea condivisa di forma di partito. Se proviamo a ribaltare questo scenario, nel contesto campano e casertano la situazione è ancora più avvilente. Per questi motivi, insieme agli amici che diedero vita al circolo della Margherita prima e, poi, all’esperienza delle primarie del Pd, intendiamo recuperare uno spazio politico in cui sia finalmente possibile coniugare, con coerenza e passione e senza bisogno di ardue mediazioni, l’impegno civile e politico con i propri ideali e le proprie radici culturali. E per questo – conclude Lasco – abbiamo deciso come unico approdo possibile quello dell’Unione di Centro, che rappresenta il nucleo fondante di un progetto politi co più ampio che pone al centro della sua azione i problemi veri del Paese e, soprattutto, proposte concrete ed efficaci per la loro soluzione”.

Nel contempo, il segretario cittadino Alberto Zaza d’Aulisio esprime un augurio di buon lavoro all’onorevole Giovanna Petrenga per la nomina di coordinatore cittadino del Pdl, “una nuova ulteriore responsabilità politica – afferma D’Aulisio – che la pone come immediata interlocutrice del contesto istituzionale in un momento particolarmente delicato e denso di aspettative in una realtà locale nella quale bisogna ad ogni costo recuperare i valori della normalità e della governabilità, per il mai tanto auspicato progresso civile nel conseguimento del più autentico bene comune”.

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