Aversa

Strisce blu, la petizione è on line

 AVERSA. Strisce blu è l’ora della petizione on line. L’iniziativa che ancora mancava per aggiungere sale alla polemica che tra pochissimi giorni incendierà l’aula consiliare è arrivata.

L’autore è un non meglio individuato Giuseppe Oliva che servendosi del sito web www.firmiamo.it, specializzato nella realizzazione di petizioni e raccolta firme on line in tutto il mondo, ha dato il via all’ennesima petizione tesa a contestare le strisce blu apparse in ogni angolo della città. Un’ipotesi di parcheggi a pagamento che, come chiarito dal primo cittadino, diventerà realtà solo dopo aver consultato le associazioni civiche e i comitati di quartiere per far si che possa funzionare senza creare problemi alla cittadinanza un sistema che è considerato necessario per regolarizzare la cattiva abitudine al parcheggio selvaggio che soffoca Aversa rendendola invivibile. Evidentemente le assicurazioni del sindaco non sono bastate a Giuseppe Oliva che ha dato il via alla petizione on line, inserendola sui tanti blog delle rete.

“Stiamo subendo da troppo tempo la trasformazione delle nostre città in enormi parcheggi a pagamento, con la scusa – scrive Oliva- che facendo così si creano nuovi posti auto. Da dove hanno tirato fuori questa regola matematica non si sa”. “La verità –sostiene- è che le amministrazioni stanno facendo soldi in maniera facile alle spalle delle classi più deboli perché chi cammina in Ferrari di pagare 10 euro al giorno se ne frega, non gli fanno nè caldo nè freddo, ma a chi si alza alle 5 del mattino per andare a lavorare per € 1.000,00 al mese di pagare svariate centinaia di euro al mese di grattini gliene importa e come”. “Di reinvestire gli introiti della sosta a pagamento per la costruzione di nuovi parcheggi le amministrazioni non ne parlano proprio” conclude Oliva invitando i navigatori del web a firmare la petizione.

Da segnalare che essendo necessario indicare dati personali che renderebbero individuabili i firmatari Oliva sta ottenendo solidarietà dai cittadini dell’altra Italia, gli aversani -salvo un paio di eccezioni- si guardano bene dal dichiararsi. Lamentarsi va bene ma solo se si salvaguarda l’anonimato.

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