Aversa

Sanità aversana, è “Kaos” totale

 AVERSA. Che la sanità aversana fosse nel “Kaos” era una sensazione che da mesi stavamo segnalando, ma forse neanche il peggiore delle “Cassandre” avrebbe mai immaginato tanto.

In poche ore è arrivata la decisione di chiudere le due cliniche aversane della San Paolo e di Villa Fiorita, ma su sette cliniche convenzionate per l’ex Asl Ce2 solo tre sono in regola, pertanto è stata chiusa anche Villa Ortensia a Capua e si attende la chiusura di un’altra struttura.

I motivi sono quelli legati alla mancanza da parte delle stesse Cliniche dei certificati sindacali, cioè delle autorizzazioni rilasciate dal sindaco della città dove insiste la struttura, valide per l’apertura ed il funzionamento. Nel caso delle due cliniche aversane questi attestati non sono mai stati rilasciati, eppure con la Delibera Regionale 7301, già nel 2001, attenzione ripetiamo 2001, queste strutture venivano richiamate a mettersi in regola, almeno con la documentazione, ma nulla è stato fatto in questi lunghi otto anni, ci sarebbe anche da chiedersi cosa stavano facendo le strutture di controllo e i direttori generali dell’ex Asl Ce2? Sono stati ben quattro i manager succedutisi in questi anni, possibile che nessuno si sia mai accorto di nulla? Possibile che i vari comitati di controllo e la stessa Regione Campania per anni sia stata silente?

Ma, bando alle domande, c’è da rilevare che, come per situazioni analoghe esistenti nell’ex Asl Ce1, si è provveduto a sistemare alla meglio le carenze rilevate, con delle vere e proprie operazioni di accordo tra Asl e Cliniche e non si è passati alla fase di chiusura. Modi diversi di trattare lo stesso problema in quella che ormai è la stessa Asl. Di sicuro ora sono in difficoltà le centinaia di operatori che lavorano in queste cliniche, che si vedono sospesi dall’attività per ben sei mesi, durante cui resteranno chiuse per le prestazioni gratuite per i cittadini fino a fine marzo 2010.

Ma i problemi dell’ex Asl di Aversa non finiscono qui. Infatti, mentre il sindaco di Aversa, a capo dei sindaci dell’agro aversano, dopo anni di letargo, si risveglia chiedendo un incontro al Commissario Straordinario, Antonio Gambacorta (perché non l’ha fatto nei tanti anni prima?), lo smembramento degli ospedali aziendali è in piena azione. Ad Aversa si rileva la “fuga” di Francesco Diurno, direttore della Unità Operativa Complessa di Anestesia e Rianimazione, uno degli uomini cardine, capace di dare un volto nuovo al nosocomio aversano del Moscati. Diurno preferisce gettare la spugna ed abbandonare l’ospedale aversano, visti ormai del tutto inutili i suoi sforzi, anche per avere una semplice ambulanza nuova. La Medicina di Urgenza è ormai sparita, inglobata nel Pronto Soccorso, dove da mesi non vi sono medici fissi in servizio e si cerca di mettere rimedio facendo girare tutti i medici dell’area medica.

Da Santa Maria Capua Vetere, dal Melorio, arriva il grido di allarme della senologia che non avendo anestesisti a disposizione dovrà chiudere la propria attività anche di chirurgia di elezione, con la domanda drammatica di che fine faranno le tantissime pazienti, affette da cancro mammario, già inserite nelle liste di attesa per un intervento. Anche qui il direttore dell’Unità Operativa, ormai allo stremo, è sul punto di chiudere il rapporto con l’Asl di Caserta.

E mentre fuggono le eccellenze, pare che vi sia un’indagine per verificare gli stipendi di dirigenti medici ed infermieri, molti di questi, sempre all’Asl di Aversa, che percepiscono da anni indennità a cui non spetterebbero, o perché decaduti da tempo dagli incarichi (non più rinnovati dall’epoca del direttore generale Franco Rotelli), o perché si tratta di indennità che avrebbero gonfiato e non poco gli stipendi base.

Di certo c’è un problema sul tappeto, tra Aversa e Caserta si percepiscono per posizioni analoghe stipendi diversi. Il kaos abita qui.

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