Aversa

Arrivano le divise alla “De Curtis”

 AVERSA. Una corrente di pensiero germanica parla di “achievement”, cioè della necessità di sentirsi parte di un qualcosa, un pensiero, un’idea politica, un clan, un club, insomma avere un modello di riferimento preciso e dettagliato, magari vestendo anche tutti allo stesso modo.

La Mariastella Gelmini, attuale ministro della pubblica istruzione, ne aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia appena arrivata al ministero, poi, pian piano, così come accaduto per molte altre cose, l’idea, quella della divisa unica e del ritorno al grembiulino, si è prima sbiadita, fino a scomparire oppure a rimanere solo una “idea” da seguire o meno.

Alla scuola media “De Curtis” di Aversa l’idea è invece stata accolta e con voto unanime del Consiglio di Istituto è passata l’altra sera: a scuola si andrà con la divisa e durante le ore di educazione fisica tutti porteranno la stessa tuta. Inutile dire che sull’argomento si potrebbero dire tante cose e svariate tra loro. Quelli a favore diranno di sicuro che il progetto parte dal fatto di “non avere differenze tra i banchi” e che si tenta di stoppare il mini-divismo dei giovanissimi a vestire griffato e farsi a gara per stabilire classifiche e predominanze. Quelli contrari, di sicuro, si appelleranno al fatto che “vi sono ben altri problemi nella scuola moderna, figurarsi tornare al passato”.

Di certo, la De Curtis ora diventa la prima e forse unica scuola aversana, pubblica, ad adottare questa soluzione. Soluzione in verità tutta a carico dei genitori, visto che la divisa, composta da una camicia e da un gilet, avrà un costo che si aggira sui 50-60 euro e non sarà certo un’indicazione, cioè gli alunni non dovranno adeguarsi vestendo con proprio vestiario secondo i colori imposti, ma dovranno acquistare i prodotti. Un piccolo “affare” per chi vincerà la gara di appalto, che al momento non riusciamo a sapere se sia stata espletata e con quali criteri sia stata pubblicata. Considerati, infatti, i circa 850 alunni ed alunne della De Curtis e l’obbligo dell’acquisto, che comunque andrà gradatamente a regime, la spesuccia dovrebbe arrivare a circa 51mila euro, più di 100 milioni delle vecchie lire. Per le tute la spesa sarà minore, si parla di 22 euro per tuta, un prezzo quasi nazional-popolare e quindi altri 18.700 euro di spesa per la platea scolastica, che, sommate a gilet e camice, portano alla bella cifretta di 69.700 euro. Se poi consideriamo che qualcuno, giustamente si dovrà rifornire di almeno un kit doppio, lasciamo a voi il resto dei calcoli.

Farà piacere conoscere in piena trasparenza le procedure di gara e il parere delle centinaia di genitori chiamati in questa piccola impresa, genitori che non sono tutti medici, avvocati e dipendenti dello Stato, ma anche operai, muratori, semplici lavoratori, ai quali oltre al carico dei libri di testo, ora viene anche richiesto il prezzo dell’appartenenza.

Temiamo solo che il principio più che eliminare le differenze ne crei delle altre e da vecchi scolari dei tempi che furono ricordiamo come i grembiuli bianchi e blu di una volta non erano mai tutti dello stesso bianco e dello stesso blu, né erano tutti “lindi e pinti” in modo eguale, esisteva la differenza di classe, non crediamo che una delibera del Consiglio di Istituto della De Curtis riesca a cancellarla, nel rispetto, naturalmente, di tutte le opinioni e delle scelte dell’autonomia scolastica. Ma avremmo gradito “illuminazioni” un tantino più luminose.

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