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Guardie giurate contro licenziamenti: occupato il Colosseo

I vigilantes sul ColosseoROMA. Sette guardie giurate sono salite venerdì sul Colosseo,fino al livello più alto dell’Anfiteatro Flavio per contestare i licenziamenti in corso nella Ancr-Urbe Roma, in seguito alla cessione a privati del loro ente.

Giorgio, Daniele, Massimo, Ambrogio, Orfeo, Renato e Angelo hanno trascorso lì la notte e si sono rifocillati in serata grazie alla collaborazione dei loro colleghi che hanno fatto giungere loro alcune coperte e tè e caffè caldo e qualche panino.

Ai piedi del monumento, sul lato che guarda Colle Oppio, i vigili del fuoco hanno gonfiato un grande materasso per scongiurare eventuali cadute. Venerdì, per circa un’ora, via dei Fori Imperiali è stata interrotta al transito delle auto dall’incrocio con via Labicana all’incrocio con via Cavour. A Ferragosto, di prima mattina, sono tornati i turisti in visita al Colosseo: sguardi curiosi verso l’alto e tante domande.

La loro manifestazione si ispira a quella dell’Innse di Milano, che ormai fa scuola. Anche in questo caso, i lavoratori sono determinati a restare barricati fino a che non sarà garantito il loro posto di lavoro.”Da qui ce ne andiamo a dicembre” urlano con un megafono. “Non tentate blitz per farci scendere, – avvertono – oppure quanto è vero Dio ci buttiamo e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità”. “Siamo stati costretti a comportarci come quelli di Milano: oggi se non ti metti in cima a qualcosa non ti ascolta nessuno” dicono. Claudio Biggioni, sindacalista della RdB e portavoce dei lavoratori, conferma che i manifestanti non molleranno: “Smentisco nel modo più categorico che ci sia stato un nostro ripensamento a recedere nella protesta. Per ora restiamo qui e i nostri compagni scenderanno dal Colosseo solo se sarà ripristinata la legalità, questo il prefetto lo sappia”. Biggioni ha reso noto di aver denunciato negli anni scorsi le vicende da cui è scaturita la dichiarazione di insolvenza del loro ente al Tribunale fallimentare di Roma; poi lo scorporo della stessa società dall’Associazione combattenti e reduci della nuova società che ha azzerato i contratti. “Ci sono state inchieste della magistratura – dice Biggioni – tuttora in corso”.

Alla base della protesta il mutato assetto societario dell’Ancr-Urbe Roma, che prelude a licenziamenti e condizioni contrattuali meno vantaggiose delle attuali. “Siamo tutti dipendenti dell’Associazione nazionale combattenti e reduci (ente morale) sotto il controllo del ministero della Difesa e della presidenza del Consiglio dei ministri. – spiega un altro manifestante – Eravamo 960 lavoratori tra Roma e provincia. Di questi 660 si sono licenziati e si sono fatti riassumere dalla società Vigilanza dell’Urbe spa, nata appositamente nel 2008. In 300 non abbiamo aderito, e da giovedì a mezzanotte non abbiamo più incarichi”.

Lucio Francario, commissario straordinario per la Ancr-Urbe Roma, spiega: “Il lavoro c’è per tutti: basta andare in azienda e lo avranno. Se invece vogliono lo stipendio pubblico io non posso darglielo perchè non è mia competenza: io non ho promesso questo, forse lo ha fatto qualcun altro”. L’azienda aveva 60 milioni di debiti e, dopo 18 mesi di commissariamento, ha spiegato Francario, è stata acquisita a una cordata che ha preso lo stesso nome di quella originaria proprio come richiesto dai sindacati. “Più di 600 dipendenti sono già stati riassunti dall’azienda. Gli altri non riconoscono la fase commissariale perchè sostengono che un ente morale non possa fallire e vogliono mantenere la loro posizione di dipendente pubblico. Io ho fatto tutto in regola, in maniere ineccepibile. Ora dipende da loro scegliere di tornare a lavorare oppure no”.

Intanto, la Prefettura si dichiara pronta a convocare un tavolo con tutte le parti interessate lunedì a patto che i manifestanti scendano dal Colosseo. Ma i lavoratori non ci stanno: “Fino ad ora abbiamo avuto tante promesse. Vogliamo che qualcuno venga qui e ci venga a dire fatti concreti”.

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