Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Ronde a Casal di Principe, la bocciatura del magistrato

 CASAL DI PRINCIPE. Il pm che indaga sul clan dei Casalesi boccia le ronde che il sindaco di Casal di Principe Cipriano Cristiano, unico fra i primi cittadini della regione, è pronto a istituire sul territorio del comune casertano.

«Per cultura e formazione – argomenta Antonello Ardituro, uno dei componenti del pool della Procura che si occupa delle indagini sulla cosca raccontata nelle pagine di Gomorra – sono contrario a strumenti di questo tipo: conferire una delega a soggetti privati in materia di sicurezza può essere controproducente e pericoloso. Questo in linea generale. Ma il discorso vale ancor di più se riferito a Casal di Principe».

Spiega il magistrato: «In base alla legge appena approvata, per comporre le ronde si dovrebbe fare ricorso al volontariato. Ma in territori dove la camorra è profondamente radicata, sarebbe più utile destinare le risorse di questo tipo nell’impegno civico contro l’illegalità e contro la criminalità organizzata. Inoltre – aggiunge il pm Ardituro – non vanno trascurati alcuni rischi che anche un’iniziativa animata dalle migliori intenzioni potrebbe determinare. Non si può escludere ad esempio che la camorra possa provare ad infiltrarsi nelle ronde, così come avviene in altri ambienti in apparenza ben più impermeabili, a cominciare dalle istituzioni, per approfittare di questa attività privata di controllo del territorio. E non dimentichiamo il pericolo di chi dovrà perlustrare un territorio dove molte, troppe persone girano armate».

Fin qui l’opinione del magistrato. Ma a parte Casal di Principe, gli altri comuni della Campania non sembrano intenzionati a dar seguito al progetto fortemente voluto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si dice «nettamente contraria, i motivi sono molteplici: la tutela dell’ordine e della sicurezza deve rimanere compito delle istituzioni pubbliche e delle forze di polizia dello Stato». Iervolino esprime il timore «che queste iniziative possano tendenzialmente depotenziare l’impegno delle istituzioni e suscitare nell’opinione pubblica il convincimento del “fai da te perché lo Stato non è capace”». Secondo il sindaco di Napoli «l’eventuale e non improbabile coloritura politica o di parte delle iniziative, nonostante i paletti fissati nel decreto ministeriale, potrebbe determinare tensione nel contesto cittadino se non addirittura scontri come è già avvenuto in qualche città». Iervolino ricorda di aver viceversa adottato «numerose iniziative di rigore per la tutela e la sicurezza urbana concordate con il comando della polizia locale e con la prefettura: ho istituito presso la sede comunale e le municipalità sportelli dove ogni cittadino può inoltrare segnalazioni e richieste di intervento».

da La Repubblica, di Dario Del Porto (08.08.09)

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