Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Don Ciotti fa visita ai genitori di Don Peppe Diana

Don Luigi CiottiCASAL DI PRINCIPE. Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, si recherà martedì a Casal di Principe nel per ricordare Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994.

In mattinata il sacerdote incontrerà i genitori di Don Peppe per testimoniare la sua vicinanza ed affetto e successivamente andrà sulla tomba del prete nel cimitero cittadino.

Un appuntamento che si tiene all’indomani della polemica scatenata dalle dichiarazioni di Gaetano Pecorella, presidente della commissione Ecomafie, secondo cui furono altri i motivi dell’assassinio del prete casalese.

Nel pomeriggio Don Ciotti si trasferirà a Castelvolturno per incontrare i tantissimi giovani provenienti da tutt’Italia che in queste settimane sono a lavoro sui terreni confiscati ai casalesi e dove sorgerà la cooperativa ”Le terre di Don Peppe Diana-Libera Terra” dove si produrrà la mozzarella della legalità.

”Don Giuseppe Diana – ricorda don Luigi Ciotti -è morto, ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 nella sacrestia della chiesa di cui era parroco, a Casal di Principe, nell’agro aversano. Si stava preparando a celebrare la messa, quando quattro proiettili ne hanno spento per sempre la voce terrena. Una voce che predicava e denunciava, che ammoniva ma sapeva anche sostenere. Che sapeva uscire dalla sacrestia e scendere dall’altare per andare incontro alle persone, rinnovando un’autentica comunione. Un prete coraggio, avrebbe al solito scritto qualche giornale, sino ad allora disattento al faticoso e quotidiano impegno che in tanti portavano avanti in quei territori di frontiera. Un prete di strada, secondo una definizione che rischia ormai di diventare stereotipo. Invece don Peppino era un prete e basta. Semplicemente un uomo di Chiesa, come ebbe modo di ribadire, quando lo etichettavano sbrigativamente ‘prete anticamorra’. Nel nostro paese – prosegue Don Ciotti – le mafie tolgono diritti, dignità, vita. Non solo con le armi, uccidendo e violentando i corpi, ma svuotando le anime e assassinando la speranza. La rassegnazione dello spirito, l’umiliazione della dignita’, la costrizione a rinunciare alla propria coerenza sono una morte altrettanto dolorosa e ancor piu’ irrimediabile della fine fisica. Uccidono non solo i singoli ma la collettività”.

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