Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Acqua inquinata, fuga degli americani da Casal di Principe

 CASAL DI PRINCIPE.Ventuno famiglie americane lasceranno Casal di Principe. L’ordine,arrivato dal Comando della Us Navy segue di poco meno di un anno l’abbandono delle case casalesi di altre 17 famiglie di marines.

La ragione è sempre la stessa: l’acqua è inquinata. In autunno durante una prima fase dello studio denominato «1500-foot Step-Out investigation area», condotto dal «Naples Public Health Evaluation» (Phe) a tutela del personale militare e civile di stanza presso la base di Napoli, fu trovata la tetracloroetilene o Pce. Una sostanza chimica prodotta dall’uomo, ampiamente utilizzata per il lavaggio a secco e per lo sgrassamento dei metalli, che risultò presente sia in campioni di acqua del rubinetto che in campioni di gas del sottosuolo. L’allarme fu generale e il sindaco del paese, Cipriano Cristiano, richiese l’intervento dell’Unità Operativa di Prevenzione Collettiva dell’Asl Ce2.
Gli accertamenti a campione furono fatti proprio nelle aree incriminate di via Vaticale, di Corso Dante, Piazza Villa e Corso Umberto I. Dai risultati venne fuori che gli americani avevano eseguito le analisi sull’acqua dei pozzi che a Casal di Principe sono abusivi. I primi trasferimenti, dal casalese verso Gricignano, ci furono a novembre. Pochi giorni prima di Natale, in un incontro alla Nato di Bagnoli tra Cristiano e l’ammiraglio Mark Fitzgerald si decise di prevedere il ritorno del personale statunitense per il mese aprile. L’intesa parlava di nuovi contratti di locazione con nuove e più vincolanti clausole.
A maggio, un nuovo allarme e nuovi «rilievi approfonditi» eseguiti dall’Arpac. I dati notificavano l’acqua casalese come potabile. Il ritorno dei marines sarebbe dovuto avvenire a settembre. A luglio, nella speranza di non assistere ad una sorta di diaspora americana, Cristiano ha firmato una convenzione con il dipartimento di scienze ambientali della facoltà di Medicina e chirurgia generale della Sun di Napoli.

Lo studio coinvolgerà venti ricercatori e saranno fatti almeno sei prelievi al mese per non meno di cinque mesi, esaminate le condotte, la morfologia dei terreni, individuata la fonte da cui proviene l’acqua in uso a Casal di Principe e tutti i fattori che potrebbero creare pericolo per la salute dei cittadini. Una garanzia di interessamento che agli americani non è bastata.

da “Il Mattino”, di Tina Cioffo

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