Aversa

800.999.000 contro il racket e l’usura

 AVERSA. Ripresa “violenta” del racket ad Aversa con bombe alle saracinesche di bar, negozi di ferramenta e alle porte di abitazioni di costruttori.

Oltre alle riunioni in Prefettura, in concreto che cosa il cittadino-vittima può fare? Abbiamo girato la domanda ai responsabili del centro antiracket presente ad Aversa. “Rivolgersi al numero 800.999.000. Contro il racket dell’estorsione e dell’usura è questa l’unica scelta possibile: telefonare al numero verde attivato dal Commissariato Straordinario di Governo che coordina le iniziative messe in campo dallo Stato contro racket e usura.

Basta chiamare per ottenere un appuntamento con i nostri consulenti che accompagneranno le vittime fino alla conclusione dei procedimenti che saranno attivati grazie alle loro denunce” dice una operatrice dell’associazione antiracket che ha sede in via De Chirico 3. “Perché – sottolinea – se non c’è denuncia non è possibile intervenire e alla vittima non resta che subire fino a quando ce la fa”.

“Naturalmente – aggiunge – la denuncia va fatta personalmente dal taglieggiato ma gli si garantirà la massima sicurezza”. Per questo, dopo il contatto telefonico con gli operatori della “Casa della Solidarietà”, questo il nome del centro aversano antiracket, la vittima può tutelare la propria identità raggiungendo, se preferisce, uno degli altri due centri regionali dell’associazione. Dove su appuntamento, potrà esporre il proprio problema a chi saprà dargli aiuto applicando le leggi dello Stato. “Perché – ricorda l’operatrice della Casa della Solidarietà – a chi è vittima di estorsione o usura possiamo offrire, gratuitamente, non solo assistenza legale e sostegno morale e psicologico, ma anche contribuiti economici che gli permetteranno di riprendere la propria attività commerciale e di uscire dalla maglie dell’usura”. Infatti, applicando la legge 44 del 1999 chi è vittima di estorsione, presentando una semplice domanda alla Prefettura, potrà accedere al fondo di solidarietà previsto dalla Stato, ottenendo un risarcimento del danno e del mancato guadagno subito a causa del “pizzo”, fino a copertura della somma massima di 1 milione e 549 mila 370 euro, pari a circa 3 miliardi delle vecchie lire, da reinvestire nella sua attività economica, avendo accanto anche magistratura, forze di polizia e tutte le Istituzioni.

Chi, invece, è vittima di usura, denunciando gli usurai e presentando domanda in prefettura, grazie alla legge 108 del 1996, potrà ottenere dallo Stato un prestito pari agli interessi usurai versati, fino a un massimo di 1.549.370 euro, che potrà rimborsare attraverso un mutuo decennale a tasso zero che gli permetterà di ripartire nell’attività.

Insomma, per liberarsi dal “pizzo” e dall’usura il sistema c’è. Bisogna solo avere il coraggio di denunciare e affidarsi alle Istituzioni.

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