Esteri

Iran, protesta contro il risultato elettorale: sette morti e feriti

 TEHERAN (Iran). Migliaia di persone sono scese in strada per manifestare contro l’elezione di Ahmadinejad alla guida del governo iraniano.

Il corteo di manifestanti è partito da piazza Enqelab per proseguire poi verso piazza Azadi, luogo simbolo delle manifestazioni come quelle contro lo scià durante la rivoluzione del 1979. A bordo di un fuoristrada, in borghese, anno partecipato alla protesta anche i due candidati Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi. L’auto procedeva a passo d’uomo scortata dagli uomini della sicurezza mentre dal corteo, che siera ingigantito a vista d’occhio, si sentivano cori del tipo “Morte al dittatore”, “Gli iraniani preferiscono la morte all’umiliazione” e “Mousavi noi ti sosteniamo”.

Sette i morti e numerosi feriti il bilancio della protesta, come hanno riferito alcuni media locali. Inoltre, Mohammad Ali Abtahi, ex stretto collaboratore del presidente riformista Mohammad Khatami, sarebbe stato arrestato, secondo quanto rende noto il suo staff.

Intanto per il primo pomeriggio di martedì (le 14,30 italiane) è prevista una nuova manifestazione di protesta contro il risultato considerato falsato delle elezioni presidenziali. Il candidato riformatore Mussavi ha fatto appello a suoi sostenitori perchè la manifestazione sia calma e pacifica.

Un paese in sommossa, quindi, nonostante il tentativo di mediazione dell’ayatollah Ali Khamenei che, durante l’incontro di domenica sera con Mousavi, lo aveva invitato alla calma: “Bisogna agire con calma e seguire le vie legali perché i disordini a Teheran sono il risultato di provocazioni dei nemici che agiscono da dietro le quinte. Tutti devono mantenere la calma – ha detto l’ayatollah -. Anche in elezioni passate è accaduto che vi siano stati candidati non contenti del risultato, ma hanno agito per vie legali. Anche questa volta bisogna procedere così”. Intanto, Mousavi ha annunciato che ha presentato al Consiglio dei Guardiani una richiesta ufficiale di annullamento dei risultati del voto denunciando gravi irregolarità.

Nonostante i disordini nel Paese continua la lotta contro la libera informazione tanto che il governo ha messo al bando il giornale di Mousavi “Kalameh Sabz” e un altro quotidiano “Velayat” e, inoltre, da domenica non è possibile collegarsi a YouTube. Anche la stampa estera è stata presa di mira, tanto che il giornale “Asr Eghtesad” è stato censurato, una troupe della tv pubblica spagnola “Tve” è stata costretta a lasciare l’Iran e alcuni giornalisti delle tv tedesche “Ard” e “Zdf” hanno denunciato che le autorità iraniane gli impedirebbero di riferire la reale situazione del Paese. A due giornalisti belgi, invece, è stato impedito di scattare foto o riprendere filmati mentre un tecnico audio della rete pubblica spagnola “Rtbf”, Miguel Allo, è stato aggredito dalle forze dell’ordine mentre seguiva una manifestazione.

Nel frattempo, il presidente rieletto Mahmud Ahmadinejad è giunto a Iekaterinburg, negli Urali (1.700 km a est di Mosca) per partecipare in qualità di osservatore alla giornata conclusiva del vertice del Gruppo di Shanghai (Russia, Cina, Kazakhstan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan).

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