Italia

Sentenza Mills, Berlusconi: “Scandaloso”

Silvio BerlusconiROMA. “Ho annunciato questa mattina la mia intenzione di fare un intervento in Parlamento sulla sentenza Mills e, appena avrò tempo, lo farò. In quella sede dirò finalmente quanto da tempo penso a proposito di certa magistratura”.

Così Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a L’Aquila, parlando della sentenza di condanna per l’avvocato inglese Mills che, secondo i giudici del Tribunale di Milano, il premier avrebbe corrotto nel 1997 per non rivelare in due processi (All Iberian e tangenti alla Guardia di Finanza), in qualità di testimone, le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset per creare fondi neri. “Una sentenza scandalosa e contraria alla realtà, in appello Mills sarà assolto”.

E alle critiche dell’opposizione (Franceschini del Pd l’ha invitato a farsi processare e rinunciare all’immunità concessa dal lodo Alfano, Di Pietro ne ha invece chiesto le dimissioni perché “senza il lodo Alfano sarebbe stato condannato anche lui”), il presidente del Consiglio risponde: “Questa opposizione sconfitta sul piano delle cose concrete si attacca a cose di questo tipo come già fatto in passato in modo vergognoso sulle veline che non sono mai esistite”.

E nel mirino del premier finiscono tre importanti giornali italiani, Repubblica, l’Unità e il Sole 24 ore: “E’ la stampa italiana che si deve vergognare, si pubblicano notizie non vere fa del male al Paese”. In particolare, su Repubblica: “Non rispondo a Repubblica, se cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma adesso non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato: ho risposto che eravate malati voi di invidia personale e di odio politico. Lo riconfermo in pieno”.

“Non pensate di cadere nel ridicolo – ha aggiunto – quando sostenete che in Italia non c’è libertà di stampa? Se volete scherzare scherziamo, ma all’esterno certe affermazioni sono prese per vere. Questo fa male al paese”. Intanto, il ministro Ignazio La Russa parla di “giustizia ad orologeria”.

“Dopo aver aspettato tre mesi per depositare le motivazioni, – spiega il titolare della Difesa – forse era possibile farlo tra un altro mese ancora, se non si voleva essere oggetto di polemiche e dell’inevitabile accusa di giustizia a orologeria”.

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