Cesa

Tentato omicidio, domiciliari a Vincenzo Marino

 CESA. Condannato a 6 anni di reclusione per tentato omicidio e porto abusivo d’armi ha ottenuto gli arresti domiciliari.

Vincenzo Marino, originario di Cesa, l’altro giorno è stato scarcerato su disposizione del Tribunale del Riesame di Napoli che, in sede di appello, ha accolto la richiesta dei difensori.

Marino era stato processato, con le forme del rito abbreviato, dinanzi al Gup del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dal giudice Francesco Chiaromonte, ricevendo una condanna per tentato omicidio aggravato e armi, risultando assolo però dal reato di rapina.

Il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna ad 8 anni di reclusione, mentre la difesa, affidata agli avvocati penalisti Enzo Guida e Michele Angelo Basile, si era battuta sin dall’inizio per l’assoluzione dal reato di rapina e per una esclusione della ipotesi del tentato omicidio, chiedendo una condanna più lieve per il reato di lesioni. Le richieste della difesa furono solo in parte accolte. Nella sentenza, il giudice ha disposto pure la trasmissione degli atti in procura nei confronti della persona offesa che, dunque, falsamente aveva denunciato di essere stato vittima di rapina.

Dopo la condanna, i difensori, si erano rivolti al Tribunale della libertà di Napoli, per ottenere per il loro assistito, quanto meno, gli arresti domiciliari. Per cui i giudici napoletani, riformando la decisione del giudice di Santa Maria, accogliendo in pieno le richieste degli avvocati, ha concesso a Marino il beneficio dei domiciliari, in attesa del processo di appello. La difesa, infatti, presentò l’atto di impugnazione nei confronti della sentenza per ottenere una diversa qualificazione del reato, puntando, quindi, ad una sostanziale riduzione della pena. Un processo quello a Marino che aveva riservato diverse sorprese. Inizialmente, proprio accogliendo i rilievi difensivi circa la inattendibilità della persona offesa, il Gup Chiaromonte, dispose l’esame della persona offesa.

L’imputato si è sempre difeso sostenendo che non vi era stata alcuna rapina ai danni della persona offesa e che il ferimento era avvenuto nei pressi del Carcere di Santa Maria Capua Vetere, a causa di un diverbio. La persona offesa, invece, sin dall’inizio di questa vicenda ha affermato che era stato vittima di una rapina avvenuta a Macerata Campania. Non erano mancate le perplessità ed i dubbi in ordine a tale racconto, evidenziati dalla difesa e posti in assoluta evidenza allorquando era stata ascoltata la vittima. La difesa, per dimostrare che le ferite inferte non erano gravi, potendo trattarsi di lesioni e non di tentato omicidio, nel corso del giudizio ha prodotto la cartella clinica della persona offesa ed una consulenza medico legale per dimostrare che mai c’è stato il pericolo di vita per la vittima.

Dopo l’esame della persona offesa, proprio perché il giudice non era pienamente convinto della attendibilità di questi, decise, introducendo un ulteriore elemento di novità, cioè l’acquisizione dei tabulati telefonici della vittima, per conoscere anche la sua esatta collocazione al momento dell’avvenuta aggressione. Avuti gli esiti di tali accertamenti, si è avuta la certezza che la vittima non si trovava a Macerata Campania, ma bensì proprio nei pressi del carcere. Tale accertamento, dunque, ha consentito di ritenere credibile l’imputato e non la persona offesa, anche se al termine il giudice ha escluso solo il reato di rapina, mentre è stato confermata l’accusa di tentato omicidio e dunque la condanna per tale reato. Inoltre, proprio perché la vittima non è stata attendibile, raccontando una versione dei fatti ritenuta inveritiera dal giudice, lo stesso è stato anche denunciato per falsa testimonianza, con trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica.

Marino, 40 anni, incensurato e di professione muratore, fu arrestato lo scorso 13 settembre mentre l’episodio si era verificato nella notte tra l’8 e il 9 settembre.

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