Caserta

“Assolo”, l’opera di Massimo Piccolo ad Officina Teatro

“Assolo”CASERTA. La Crash Produzioni di Beatrice Baino in collaborazione con la MoonOver Produzioni, presenta “Assolo” scritto e diretto da Massimo Piccolo, protagonista Antonio de Matteo, con la colonna sonora originale di Claudio Passilongo.

Lo spettacolo teatrale debutterà all’Officina Teatro, San Leucio – viale degli Antichi Platani 28, Caserta, sabato 9 maggio, alle ore 21, con replica domenica 10 maggio, alle ore 19. Tra le note dolci e amare di una storia passata, un sassofonista jazz poco più che trentenne (sulla scena Antonio de Matteo) nei sessanta minuti d’attesa che lo separano dal suo primo “assolo” al grande debutto americano del “Blue Note” (per il quale si sta preparato da tutta una vita), cerca di dare un senso alla fine dell’ultimo suo amore e a se stesso dentro un mondo che non riesce a capire. Tra ricordi e musiche che lo constringono a (ri)vivere una delle pagine più struggenti mai dedicate al “dolce morire” della malinconia e riflessioni ironiche o taglienti sul senso della conquista impossibile della felicità personale, in un orizzonte popolato di disagio e disperazione, che indifferente s’intrufola dalla strada insieme alla bellezza senza tempo del chiarore della luna, attraverso la stessa finestra. Nasce così un personaggio difficile da dimenticare, ultimo eroe romantico, sospeso tra il “grande” Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e le manie del Rob Gordon (protagonista di Altà fedeltà) di Nick Horby.

Note di regia: Mettere in scena un monologo è quanto di più complicato possa esistere. Già il genere presuppone un falso, una finzione evidente, a meno che non si soffra di qualche conclamata patologia psicotica difficilmente si parla da soli a voce alta per più di un ora. Quello che mi interessava davvero era riuscire non tanto a rendere credibile la storia portando bene all’esterno i pensieri del protagonista, ma piuttosto, riuscire a condurre gli spettatori in alcuni angoli della sua mente. Altro punto fondamentale volevo che si raggiungesse la massima teatralità possibile allontanandomi dalla soluzione “monologo uguale attore dietro un leggio (o su una sedia con un bicchiere di whisky) che recita un testo”, qui, per quanto possibile, ho usato voci fuori campo, effetti sonori, effetti luminosi e tutto quello che mi permettesse di rendere il “ricordo”, che è poi il cardine del racconto, più simile possibile alla realtà. Per la musica, altro elemento fondamentale di questo spettacolo, ho chiesto al giovane compositore Claudio Passilongo di allontanarsi delle scontate atmosfere da jazz club per seguire, come si trattasse della colonna sonora di un film, gli stati d’animo del protagonista.

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