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Pdci: “L’inceneritore di Acerra è spento, la democrazia pure”

 NAPOLI. I comitati contro l’inceneritore e la Rete campana rifiuti e ambiente denunciano che dal giorno dopo l’inaugurazione l’inceneritore di Acerra è spento.

La denuncia si basa sui dati dello stesso sito ufficiale della Presidenza del Consiglio (www.emergenzarifiuticampania.it) dove risultano assenti i dati sulle emissioni quotidiane e dove le WebCam puntate sui camini e sull’avanfossa del forno mostrano un impianto inattivo.

La notizia è ovviamente assente da tutta la stampa nazionale, solo il Manifesto l’ha pubblicata il 25 aprile.

Ora che l’inceneritore sia spento non è una cattiva notizia. Gli inceneritori sono pericolosi per l’ambiente e la salute in se, ma quello di Acerra in particolare ha una tecnologia obsoleta (“Il progetto della Fibe-Impregilo presentava delle lacune in alcuni casi imbarazzanti” dichiara un prof. ordinario di impianti chimici in audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti) ed è ubicato in uno dei siti maggiormente inquinati in Italia dal decennale sversamento illegale di rifiuti industriali.

Il circo barnum della propaganda berlusconiana ha messo in moto con la finta inaugurazione dell’impianto l’ennesima sceneggiata mediatica per dire che in Campania tutto è risolto, tutto è a posto.

Falso, falsissimo. L’unica differenza tra un anno fa ed oggi è che ciò che prima era illegale, oggi è divenuto legale con i decreti emergenziali del governo. Le discariche e gli impianti sono gli stessi di prima, quegli stessi che la magistratura chiudeva per disastro ambientale e che invece oggi sono riaperti e dichiarati area militare, posti fuori dalla giurisdizione del giudice naturale. Nessuno può più guardare cosa accade in quei luoghi, né i cittadini, né le istituzioni territoriali. Nessun nuovo impianto di smaltimento dell’umido è stato realizzato, né un minimo di vera raccolta differenziata avviata.

La verità che nessuno dice è che l’intero affare dei rifiuti, legale ed illegale, in Campania vale 6 miliardi di euro, sommando lo smaltimento illegale dei rifiuti industriali (del nord) per mano della camorra, i contributi statali (i Cip6, pagati in bolletta Enel con l’addizionale del 7% sui consumi) per il recupero energetico da fonti rinnovabili (così sono fantasiosamente ritenuti i rifiuti in Campania dai decreti governativi che derogano finanche ai continui richiami e diffide della comunità europea) e gli appalti per la raccolta ed il trasporto dei rifiuti.

Questo bengodi del capitalismo era entrato in crisi proprio per intervento della magistratura: il sequestro di Taverna del Re, il sito di stoccaggio di oltre 5 milioni di balle di rifiuti che non erano cdr, il sequestro degli impianti di cdr che imballavano rifiuto tal quale, il sequestro di discariche che colavano percolato da tutte le parti, avevano messo in ginocchio il giro miliardario. Le banche (i più grandi gruppi nazionali, manco a dirlo) che avevano erogato fideiussioni a Impregilo avendo quelle balle (e i relativi cip6 ricavabili dall’incenerimento) in garanzia, avevano immediatamente revocato il fido di circa un miliardo. Impregilo vedeva sequestrati anche conti per 800 milioni di euro dalla magistratura. Tutto questo era intollerabile per il capitalismo predatorio italiano. L’emergenza di un anno fa, con montagne di rifiuti e le immagini di Napoli in giro per il mondo, non è stata una sciagura imprevedibile e subita. E’ stata una crisi creata ad arte per determinare le condizioni di una emergenza che consentisse di sospendere la democrazia ed i diritti fondamentali dei campani e di rimettere in moto il giro miliardario di affari. L’apertura dell’inceneritore rende di nuovo magicamente una miniera d’oro i milioni di balle di Taverna del Re. Le banche avranno i loro profitti. Impregilo pure. A2A anche, perché Berlusconi ha imposto che al banchetto ci fossero anche i suoi amici milanesi. La camorra può continuare a sguazzare con i suoi traffici, illegale in uno stato ancor più illegale.

E i campani, che fine fanno? Numerosi studi scientifici pubblicati affermano che qui si muore di tumore molto più che altrove, che molte patologie fortemente disabilitanti sono in continuo e drastico aumento e che c’è una relazione diretta tra l’aumento di patologie e mortalità con l’inquinamento subito negli ultimi decenni dallo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi e dalla disastrosa gestione del ciclo dei rifiuti.

Il capitalismo sperimenta qui in Campania un nuovo modello di sfruttamento: non più l’alienazione di tempi di vita sequestrati nella catena di montaggio, ma tempi di vita biologici sottratti direttamente ai corpi per produrre profitti sempre maggiori.

Questo modello funziona e si prepara ad essere esportato in tutte le periferie deindustrializzate dell’occidente ricco: negli inceneritori se con i rifiuti si bruciano anche la democrazia, i diritti ed i corpi, allora i profitti decollano come non mai.

Luca de Rosa(Segreteria Regionale Campania PdCI)

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